— Ma giacchè sembra che abbiate fiato da sprecare, vi offro l’occasione di sprecarlo. Ho incolpato la vostra classe: dimostratemi che la mia accusa è falsa. Vi ho fatto osservare la condizione disperata dell’uomo moderno (tre milioni di fanciulli schiavi negli Stati Uniti, senza il lavoro dei quali ogni guadagno sarebbe impossibile; e quindici milioni di persone mal nutrite, mal vestite e peggio alloggiate); vi ho fatto osservare come, mediante l’organizzazione moderna e l’organizzazione sociale e l’impiego delle macchine, il potere produttivo dell’uomo civile d’oggi sia mille volte superiore a quello del selvaggio abitatore di caverne; ed ho affermato che da questo doppio fatto non si poteva trarre altra conclusione se non questa: il malgoverno della classe capitalista. Di questo vi ho imputato, e chiaramente e a più riprese, vi ho sfidato a rispondermi. Ho detto, anzi, di più. Vi ho predetto che non avreste risposto. Avreste potuto adoperare il vostro fiato per smentire la mia profezia. Avete detto che il mio discorso era una somma di errori. Dimostratemene la falsità, colonnello Van Gilbert; rispondete all’accusa che io ed un milione e mezzo di miei compagni abbiamo lanciato contro la vostra classe e contro voi.
Il colonnello dimenticò completamente che la carica di presidente gl’imponeva di lasciare gentilmente la parola a coloro che la chiedevano: si alzò di scatto, e agitando in tutte le direzioni le braccia, smarrendosi in isfoghi di rettorica e perdendo completamente il sangue freddo, malmenò Ernesto per la sua giovinezza e per la sua demagogia, attaccando selvaggiamente la classe operaia, che cercò di dipingere come priva di capacità e d’ogni valore.
Finita che fu la chiacchierata del colonnello, Ernesto replicò in questi termini:
— Come uomo di legge, siete certo il più riottoso a mantenere il punto di partenza, fra quanti io abbia mai conosciuto. La mia giovinezza non ha niente a che fare con quanto ho detto, nè la mancanza di valore della classe operaia. Ho accusato la classe capitalistica di aver retto male la società. Voi non avete ancora risposto. Non avete neppure tentato di rispondere. Non avete dunque una risposta da dare? Siete il campione di questo uditorio. Tutti qui, me eccettuato, pendono dal vostro labbro. Aspettano da voi la risposta che non possono dare essi stessi.
«Quanto a me, ve l’ho già detto, so che non soltanto non potrete rispondere, ma che non tenterete neppure di farlo.»
— Questo è intollerabile! — esclamò il colonnello. — È un insulto!
— È intollerabile il fatto che voi non rispondiate, — replicò gravemente Ernesto. — Nessun uomo può essere insultato intellettualmente. L’insulto per se stesso è una cosa emotiva. Riacquistate il vostro spirito, date una risposta intellettuale alla mia accusa intellettuale, che cioè la classe capitalistica ha mal governato la società.
Il colonnello rimase muto, e si rinchiuse in una espressione di superiorità accigliata, come chi non voglia compromettersi discutendo con un briccone.
— Non siate avvilito, — gli scagliò addosso Ernesto. — Consolatevi pensando che nessuno mai della vostra classe ha potuto rispondere a questa imputazione.
Poi si volse verso gli altri, impazienti di prendere la parola.