— È colpito fin nel profondo dell’animo dal viaggio in cui l’ho trascinato attraverso le regioni infernali. Gli ho fatto visitare le catapecchie di alcuni dei nostri operai delle officine; gli ho fatto vedere i rifiuti umani rigettati dalla macchina industriale, che gli hanno raccontato la loro vita. L’ho condotto nei bassifondi di San Francisco, ed ha potuto vedere che l’ubriachezza, la prostituzione, la criminalità hanno una causa più profonda che non sia la corruzione naturale. Ne è rimasto seriamente colpito nella salute, e ciò che è peggio, si è appassionato a questa causa. Il colpo è stato troppo rude per quel fanatico della morale, che, come accade, non ha il minimo senso pratico. Egli si agita nel vuoto, fra ogni sorta di illusioni umanitarie e di disegni di missioni presso le classi colte. Sento che è un dovere ineluttabile per lui far rivivere l’antico spirito della Chiesa e render noto il suo messaggio ai padroni dell’oggi. Si è riscaldato; presto o tardi scoppierà, ma non posso predire quale forma assumerà la catastrofe. È un animo puro ed entusiasta, ma così poco pratico! Mi oltrepassa, non posso tenerlo sulla terra; vola verso il suo orto degli ulivi, e poi verso il suo calvario. Perchè le anime così nobili sono nate per essere crocifisse.

— E voi? — chiesi con un sorriso che nascondeva l’ansia tormentosa del mio amore.

— Io no, — rispose pure ridendo. — Potrò essere giustiziato o assassinato, ma non sarò mai crocifisso. Sono piantato troppo solidamente e ostinatamente sulla terra.

— Ma perchè preparare la crocifissione del Vescovo? giacchè non negherete d’esserne la causa.

— Perchè dovrei lasciare una persona vivere tranquillamente nel lusso, mentre milioni di lavoratori vivono nella miseria?

— Allora perchè consigliate al babbo di accettare il suo congedo?

— Perchè non sono un animo puro ed entusiasta; perchè sono solido, ostinato ed egoista; perchè vi amo e dico come Ruth disse un tempo: «Il tuo popolo è il mio popolo». Il vescovo, poi, non ha figlia. Inoltre, per quanto minimo sia il risultato, per quanto debole e insufficiente si manifesti il tentativo, produrrà qualche beneficio per la rivoluzione; e tutti i pezzetti, anche piccoli, contano.

Non potevo essere di questo parere. Conoscevo bene la nobile natura del vescovo Morehouse, e non potevo immaginare che la sua voce, sorgendo in favore della giustizia, non foss’altro che un vagito debole e impotente. Non conoscevo ancora, effettivamente, come Ernesto, la dura vita. Egli vedeva con chiarezza la futilità di quella grande anima, che gli avvenimenti prossimi mi avrebbero rivelata con non minore chiarezza.

Dopo alcuni giorni, Ernesto mi raccontò, come cosa molto strana, l’offerta che aveva ricevuto dal Governo. Gli proponevano il posto di segretario di Stato al Ministero dei Lavori. Ne fui felice. Gli onorarî erano relativamente alti, avrebbero costituito una solida base per il nostro matrimonio. Quel genere di occupazione doveva certo piacere ad Ernesto, e il geloso orgoglio che mi ispirava mi faceva considerare questa proposta come un giusto riconoscimento della capacità di lui. Improvvisamente, osservai nei suoi occhi il lampo di gaiezza che gli era speciale: si prendeva gioco di me.

— Non... rifiuterete, vero? — dissi con voce tremante.