— Lo credevamo anche noi. Abbiamo tentato. — Il signor Calvin fece una pausa. — E fu la nostra rovina. Il trust poteva mettere il latte sul mercato a un prezzo inferiore al nostro. Poteva ancora avere un piccolo guadagno quando noi eravamo in pura perdita. Ho speso cinquantamila dollari in quell’affare. La maggior parte di noi ha dichiarato fallimento[56]. Le latterie sono state distrutte.
— Dimodochè, avendo il trust preso i vostri guadagni, — disse Ernesto, — voi vi siete dato alla politica, affinchè una nuova legislazione distrugga a sua volta il trust e vi permetta di riprendere le latterie?
Il viso del signor Calvin si rischiarò.
— È proprio quanto ho detto nelle mie conferenze ai fittavoli. Voi concentrate tutto il nostro programma in un guscio di noce.
— Però il trust dà il latte a miglior condizioni dei lattai indipendenti?
— Perbacco, può ben farlo, con l’organizzazione e il macchinario ultimo modello che può avere con i suoi capitali.
— Questo è fuori di discussione. Può certamente farlo, e, ciò che più conta, lo fa, — concluse Ernesto.
Il signor Calvin si lanciò allora in un’arringa politica per esporre il suo modo di vedere. Parecchi altri lo seguirono con calore, e il loro grido unanime era che bisognava distruggere i trusts.
— Poveri di spirito! — mi bisbigliò Ernesto. — Ciò che vedono, lo vedono bene; solamente, non vedono più in là del loro naso.
Dopo un poco riprese la direzione della discussione, e, secondo la sua abituale caratteristica, la tenne per tutta la sera.