Senza lasciar loro il tempo di riflettere, Ernesto lanciò un nuovo assalto:

— Or non è molto, ricordatevene, il nostro esercito regolare era di soli cinquantamila uomini. Ma i suoi effettivi sono stati aumentati da un anno: ed ora conta trecentomila uomini.

E rinnovò il suo attacco:

— Non basta: mentre vi lanciavate all’inseguimento del vostro fantasma favorito, il guadagno, e improvvisavate delle omelie sulla vostra cara mascotte, la concorrenza, delle verità ancor più potenti e crudeli sono state inalzate dalla associazione: c’è la milizia.

— È la nostra forza. — esclamò il signor Kowalt. — Con lei respingeremo l’attacco dell’Esercito regolare.

— Cioè, farete parte voi stessi della milizia, — replicò Ernesto. — e sarete mandati nel Maine o nella Florida, nelle Filippine, o in altro luogo, per domare i vostri compagni rivoltosi, in nome della libertà. Nello stesso tempo i vostri compagni del Kansas, del Wisconsin, o di un altro Stato, faranno parte anch’essi della milizia e verranno in California, per soffocare nel sangue la vostra stessa guerra civile.

Questa volta i presenti rimasero addirittura scandalizzati e muti. Finalmente, il signor Owen mormorò:

— Non ci arruoleremo nella milizia. È semplicissimo: non saremo così ingenui.

Ernesto scoppiò in una schietta risata.

— Voi non capite affatto il gioco stabilito. Non potrete difendervi: sarete incorporati a forza nella milizia.