— Esiste una cosa che si chiama diritto civile, — insistette il signor Owen.

— Ma non quando il Governo proclama lo stato d’assedio. Il giorno in cui parlaste di sollevarvi in massa, la vostra stessa massa si leverebbe contro di voi. Sareste compresi nella milizia, volenti e nolenti. Sento qualcuno pronunziare le parole: habeas corpus. Come habeas corpus, avreste, post mortem, in fatto di garanzia, l’autopsia. Se rifiutaste di entrare nella milizia o di obbedire, una volta incorporati, sareste tradotti davanti a un Consiglio di guerra improvvisato e sareste fucilati come cani. È la legge.

— Non è la legge, — affermò con autorità il signor Calvin. — Non esiste una legge simile. Quanto avete detto, l’avete sognato, giovanotto. Ma come? Parlate di spedire la milizia alle Filippine? Sarebbe contro la Costituzione. La Costituzione specifica espressamente che la milizia non potrà mai essere mandata all’estero.

— Come c’entra la Costituzione? — chiese Ernesto. — La Costituzione è interpretata dalle Corti, e queste, come ha detto il signor Asmunsen, sono strumento dei trusts. Inoltre, come ho affermato, la legge vuole così. È legge, da anni, da nove anni, signori.

— È legge, — chiese il signor Calvin, con aria incredula, — che si possa essere trascinati a forza nella milizia... e fucilati da un Consiglio di guerra improvvisato, se ci rifiutiamo di marciare?

— Precisamente, — rispose Ernesto.

— Come mai allora non abbiamo mai sentito parlare di questa legge? — chiese mio padre; e capii benissimo che anche a lui la cosa riusciva nuova.

— Per due motivi, — disse Ernesto. — Primo, perchè non si è mai presentata l’occasione di applicarla: se fosse stato necessario, ne avreste già sentito parlare. Secondo, perchè questa legge è stata approvata frettolosamente dal Congresso e in segreto dal Senato: per modo di dire, cioè, senza discussione. Naturalmente i giornali non ne hanno fatto mai cenno. Noi socialisti lo sapevamo e l’abbiamo pubblicato nei nostri giornali. Ma voi non leggete mai i nostri giornali.

— Ed io sostengo che sognate, — disse il signor Calvin, con ostinazione. — Il Paese non avrebbe mai permesso una cosa simile.

— Eppure, il Paese l’ha permessa di fatto, — replicò Ernesto. — E quanto al sognare, ditemi se di questa stoffa sono fatti i sogni.