— Il lavoro non consuma neppure i suoi due miliardi, — dichiarò il signor Kowalt. — Se li spendesse, non avrebbe depositi nelle Casse di risparmio.

— I depositi nelle Casse di risparmio, sono una specie di fondo di riserva, che può essere speso in fretta, come in fretta è stato accumulato. Sono le economie messe da parte per la vecchiaia, le malattie, gli accidenti e le spese dei funerali. Sono il boccon di pane conservato nella madia, per il domani. No, il lavoro assorbe la totalità del prodotto che può riscattare con i suoi guadagni.

«Due miliardi sono lasciati al capitale. Dopo aver pagato le spese, consuma il resto? Il capitale divora i suoi due miliardi?

Ernesto si interruppe e rivolse apertamente la domanda a parecchi, che alzarono la testa.

— Non ne so niente, — disse francamente uno di essi.

— Ma sì, voi lo sapete, — rispose Ernesto. — Riflettete un istante. Se il capitale consumasse la sua parte, la somma totale del capitale non potrebbe aumentare: resterebbe costante. Esaminate invece la storia economica degli Stati Uniti, e vedrete che il capitale aumenta continuamente. Dunque, il capitale non divora la sua parte.

«Ricordatevi dell’epoca in cui l’Inghilterra possedeva molte delle nostre azioni delle ferrovie. Con l’andar degli anni le abbiamo riscattate. Che cosa si deve concludere, se non che la parte del capitale impiegato ha permesso questo? Oggi i capitalisti degli Stati Uniti possiedono centinaia e centinaia di milioni di dollari di azioni messicane, russe, italiane e greche: che cosa sono esse se non un po’ di quella parte che i capitalisti non hanno consumato? Fin dalle origini del sistema capitalistico, il capitale non ha mai consumato tutta la sua parte.

«E ora siamo al punto: quattro miliardi di ricchezza vengono prodotti annualmente negli Stati Uniti. Il lavoro ne riscatta e ne consuma due miliardi; resta perciò una forte eccedenza che non viene distrutta. Che cosa si può fare? Il lavoro non può sottrarne perchè ha già consumato i suoi guadagni. Il capitale non se ne serve, perchè già, secondo la sua natura, ha assorbito tutto quanto poteva. E l’eccedenza resta. Che cosa se ne può fare? Che cosa se ne fa?

— Si vende all’estero, — dichiarò spontaneamente il signor Kowalt.

— Precisamente, — assentì Ernesto. — Da questo soprappiù nasce il nostro bisogno d’uno sbocco esteriore. Si vende all’estero; si è obbligati a venderlo all’estero; non c’è altro mezzo per impiegarlo. E quest’eccedenza venduta all’estero costituisce ciò che noi chiamiamo: la bilancia commerciale in nostro favore. Siamo intesi su ciò?