«Signori, ho solo accennato alla potenza di uno dei sette gruppi che costituiscono il cervello della plutocrazia[66]. I vostri ventiquattro miliardi di ricchezza non vi dànno il 25% di potere governativo. Sono una conchiglia vuota, e presto anche questa conchiglia vi sarà tolta. Oggi la plutocrazia ha tutto il potere nelle sue mani. È lei che crea le leggi perchè dispone del Senato, del Congresso, dei corsi, e del potere legislativo in ogni Stato.

«E non basta. Occorre, oltre la legge, una forza che la renda esecutiva. E oggi la plutocrazia, fatte le leggi, ha a sua disposizione la polizia, l’esercito, la marina, e infine la milizia, ossia voi, io e noi tutti.

La discussione non continuò, dopo di ciò: i convitati si alzarono subito da tavola. Calmati e domati, abbassavano la voce congedandosi. Si sarebbero detti ancora spaventati dalla visione dell’avvenire, che avevano contemplato.

— La situazione è seria, — disse il signor Calvin ad Ernesto. — Non trovo nulla da ridire sul modo come l’avete esposta. Dissento solo da voi su quanto riguarda la condanna della classe media. Noi sopravvivremo, e distruggeremo i trusts.

— E ritornerete ai metodi dei vostri padri, — concluse Ernesto.

— Giustissimo! So bene che, in certo modo, siamo dei distruttori di macchine, e che questo è un assurdo. Ma tutta la vita è illogica, al giorno d’oggi, a causa degli intrighi della plutocrazia. Comunque, il nostro modo di distruggere le macchine, è almeno pratico e possibile, mentre il vostro sogno non lo è. Il vostro sogno socialista non è che un sogno. Noi non possiamo ammetterlo.

— Vorrei poter dare, a voi ed ai vostri, alcune nozioni circa la teoria dell’evoluzione sociale, — rispose Ernesto, con aria pensosa, stringendogli la mano.

— Sarebbero evitate molte difficoltà.

CAPITOLO X. IL VORTICE.

Dopo quel pranzo di uomini di affari, avvenimenti terribilmente importanti si successero come lampi; e la mia piccola vita, trascorsa sempre nella calma della nostra Città Universitaria, fu trascinata, come tutte le mie avventure personali, nel vasto vortice delle avventure mondiali. Fu il mio amore per Ernesto a far di me una rivoluzionaria, o il chiaro punto di vista sotto il quale egli mi aveva fatto considerare la società nella quale vivevo? Non so bene; so che divenni rivoluzionaria e mi trovai coinvolta in un caos di incidenti che mi sarebbero sembrati impossibili tre mesi prima.