— Vi dico che siamo alle porte dell’ignoto. Avvengono attorno a noi cose enormi e segrete. Noi le sentiamo, infatti; non ne conosciamo la loro natura, ma in loro presenza è certa. Tutta la compagine sociale ne freme. Non chiedetemi di che cosa si tratti veramente perchè non ne so niente. Ma in questo movimento, c’è una realtà concreta che sta prendendo forma, sta cristallizzandosi. La soppressione del vostro libro ne è una prova. Quanti altri sono stati soppressi? Lo ignoriamo e non potremo mai saperlo; siamo nel buio. Voi potete aspettarvi la soppressione della stampa e delle case editrici socialiste. Temo anzi che sia imminente. Stiamo per essere soffocati.
Ernesto, meglio degli altri, sentiva il corso degli avvenimenti, perchè, meno di due giorni dopo, fu scatenato il primo assalto. «Il Richiamo alla Ragione» era un settimanale diffuso fra il proletariato, e aveva una tiratura di settecento cinquantamila copie; inoltre, pubblicava spesso delle edizioni speciali, da due a cinque milioni di esemplari, pagati e distribuiti dal piccolo esercito volontario dei lavoratori raggruppati attorno al «Richiamo». Il primo colpo fu diretto contro queste edizioni straordinarie, e fu un colpo di mazza. L’Amministrazione delle Poste decise, con un regolamento arbitrario, che quelle edizioni non facevano parte della solita circolazione del giornale, e con questo pretesto rifiutò di riceverle nei suoi treni postali.
Una settimana dopo, il Ministero delle Poste decretò che il giornale stesso era sedizioso e lo escluse definitivamente dai suoi trasporti. Era un terribile attacco alla propaganda socialista. «Il Richiamo» era in una condizione disperata, e immaginò un disegno per pervenire ai suoi abbonati, per mezzo delle società dei treni espressi, ma queste rifiutarono il loro aiuto. Era il colpo di grazia, non il definitivo, però.
«Il Richiamo» voleva continuare le sue imprese editoriali. Ventimila esemplari del libro di papà erano in rilegatura, e altrettanti in istampa. Una sera, senza che nulla lo facesse prevedere, una banda di malfattori uscita non si sa da dove, agitando una bandiera americana e cantando canzoni patriottiche, incendiò i vasti locali della tipografia del «Richiamo», che furono totalmente distrutti.
È da osservare che la piccola città di Girard, nel Kansas, era una località assolutamente tranquilla dove non erano mai accaduti disordini di operai. Il «Richiamo» pagava i suoi impiegati secondo le tariffe dei sindacati e, di fatto, costituiva l’ossatura della città, perchè occupava centinaia di uomini e donne. La folla che aveva distrutto la tipografia non era formata da abitanti di Girard. Gli autori della sommossa sembravano usciti di sotterra, ed esservi rientrati dopo aver compiuto le loro gesta.
— Ernesto vedeva la cosa sotto una cattivissima luce.
— Le Centurie Nere[67] si stanno organizzando negli Stati Uniti, — diceva. — Questo è solo il principio. Vedremo di ben altro. Il Tallone di Ferro prende ardimento.
Così fu distrutto il libro di papà. In seguito dovevamo sentir parlare molto delle Centurie Nere. Di settimana in settimana, altri fogli socialisti venivano privati dei mezzi di trasporto, e, in parecchi casi accadde che le Centurie Nere distruggessero i macchinarî.
Naturalmente, i giornali del paese sostenevano la politica delle classi dominanti, e la stampa assassinata fu calunniata e vilipesa, mentre i componenti le Centurie Nere furono dipinti come i veri patrioti, i salvatori della società. Quei falsi rapporti erano così convincenti, che alcuni ministri del Culto fecero, dal pulpito, l’elogio delle Centurie Nere, pur deplorando la necessità della violenza.
La Storia si scriveva rapidamente. Le elezioni di autunno si avvicinavano, ed Ernesto fu designato dal partito socialista come candidato al Congresso. Le sue probabilità di riuscita erano delle migliori. Lo sciopero dei tranvai di San Francisco era fallito, com’era fallito uno sciopero, dichiarato in conseguenza al primo, dei carrettieri. Queste due sconfitte erano state disastrose per l’organizzazione dei lavoratori.