Tutte le città e i paesi, sembravano accampamenti militari; gli operai erano fucilati come cani. I crumiri erano reclutati fra la massa dei disoccupati, e quando avevano la peggio coi membri dei sindacati, comparivano le truppe regolari sempre a tempo per difenderli e schiacciare questi. Inoltre, c’era la milizia. Sin allora non era stato necessario ricorrere alla legge segreta sulla milizia; solo la sua parte regolarmente organizzata entrava in azione e operava ovunque. In ultimo, in questo tempo di terrore, l’esercito regolare fu aumentato di centomila uomini dal Governo.

Mai il mondo del lavoro aveva ricevuto una lezione così severa. Questa volta i grandi capi industriali, gli oligarchi, avevano gettate tutte le loro forze nella breccia aperta dalle associazioni dei padroni battaglieri. Costoro appartenevano, in realtà, alla classe media. Stimolati dalla durezza dei tempi, dal crollo dei mercati, e sostenuti dai Capi dell’Alta Finanza, inflissero all’organizzazione del lavoro una terribile e decisiva sconfitta. La lega era potentissima, ma era una specie di alleanza del leone con l’agnello; e la classe media non doveva tardare molto ad accorgersene.

La classe lavoratrice manifestava idee sanguinose di vendetta, ma era annientata. Pure, la sua sconfitta non pose fine alla crisi. Le banche, che erano da sole importanti forze dell’oligarchia, continuavano ad accettare i risparmi dei lavoratori. Il gruppo di Wall Street[72] trasformò la Borsa in un turbine dove tutti i valori del Paese scesero quasi a zero.

E sui disastri e sulle rovine, s’inalzò la forza della nascente oligarchia: imperturbabile, indifferente e sicura di sè. Questa serenità e sicurezza erano terrificanti. Per ottener lo scopo, essa non adoperava soltanto la sua potenza, ma quella del Tesoro degli Stati Uniti.

I capi dell’industria si erano poi volti contro la classe intermedia. Le associazioni dei padroni, che li avevano aiutati a lacerare l’organizzazione del lavoro, erano alla loro volta lacerate dai loro antichi alleati. In mezzo al crollo dei piccoli finanzieri ed industriali, i trusts resistevano magnificamente. Non solo erano solidi, ma attivi. Seminavano vento, senza paura nè sosta, perchè essi soli sapevano il modo di raccogliere tempesta e trarne profitto, e quale profitto! quali immensi beneficî! Abbastanza forti per tener testa all’uragano che avevano contribuito largamente a scatenare, si scatenavano essi pure e saccheggiavano ciò che turbinava attorno a loro. I valori erano pietosamente e incredibilmente abbassati e i trusts allargavano i loro possedimenti in proporzioni non meno incredibili: le loro imprese comprendevano numerosi campi nuovi, e sempre a spese della classe media.

Così, l’estate del 1912 vide l’assassinio virtuale della classe intermedia.

Ernesto stesso fu stupito della rapidità con la quale fu dato ad essa il colpo di grazia. Alzò la testa con aria di cattivo augurio e vide, senza illusioni, le elezioni dell’autunno.

— È inutile, — diceva, — siamo sconfitti anticipatamente. Il Tallone di Ferro è là. Avevo poste tutte le mie speranze in una vittoria tranquilla, ottenuta mediante le urne. Ho avuto torto. Wickson aveva ragione. Saremo spogliati delle poche libertà che ci rimangono. Il Tallone di Ferro camminerà sui nostri volti; non c’è più nulla da aspettarsi fuorchè da una rivoluzione sanguinosa della classe operaia. Naturalmente avremo la vittoria, ma fremo al pensiero di quello che ci costerà.

Da allora, Ernesto sperò nel vessillo della Rivoluzione. Su questo punto, anzi, era più evoluto del suo partito. I suoi compagni socialisti non riuscivano a seguirlo, e persistevano a credere che la lotta avrebbe potuto essere vinta con le elezioni. Non che fossero storditi dal colpo ricevuto; non mancavano nè di sangue freddo nè di coraggio: erano increduli, ecco tutto. Ernesto non riusciva a ispirare loro un vero timore dell’oligarchia; riusciva a commuoverli, ma essi erano sempre troppo sicuri della loro forza. Non c’era posto per l’oligarchia, nella loro teoria dell’evoluzione sociale; per conseguenza, l’oligarchia non poteva esistere.

— Vi manderemo al Congresso, e tutto si appianerà, — gli dissero in una delle nostre riunioni segrete.