Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra gli altri il colonnello Proctor, il cui stato era grave, — avevano preso posto nei vagoni. Si udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il vapore si sprigionava dalle valvole. Il macchinista fischiò, il treno si pose in cammino, e disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo bianco al turbinìo della neve.

L’ispettore Fix era rimasto.

Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo, il freddo vivissimo. Fix, seduto sopra una panca, nella stazione, rimaneva immobile. Pareva che dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica, lasciava ad ogni poco la camera che era stata posta a sua disposizione. Ella andava all’estremità dello scalo, cercando vedere attraverso la tempesta di neve, volendo squarciare quella nebbia che le restringeva intorno l’orizzonte, tendendo l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella rientrava allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì a pochi momenti, e sempre inutilmente.

Venne la sera. Il piccolo distaccamento non era di ritorno. Dove trovavasi in quel momento? Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani? C’era stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia, erravano a casaccio? Il capitano del forte Kearney era molto inquieto, quantunque non volesse far trasparir nulla della sua inquietudine.

E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente, ma l’intensità del freddo si accrebbe. Lo sguardo più intrepido non avrebbe considerato senza spavento quella buia immensità. Un assoluto silenzio regnava sulla pianura. Nè il volo di un uccello, nè il passaggio di una belva, ne turbava la calma infinita.

Durante tutta quella notte mistress Auda, con la mente piena di presentimenti sinistri, il cuore colmo d’angosce, errò sul limitare della prateria. La sua immaginazione la traeva lontano, e le mostrava mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse durante quelle lunghe ore non si può esprimere.

Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma neppur lui dormiva. Ad un certo momento un uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi; ma l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto alle sue parole con un segno negativo.

La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo spento del sole si alzò sopra un orizzonte nebbioso; però lo sguardo poteva estendersi ad una distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas Fogg e il distaccamento si erano diretti.... Il sud era assolutamente deserto. Suonavano allora le sette del mattino.

Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva qual partito pigliare. Doveva egli mandare un secondo distaccamento in soccorso del primo? Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità di salvare quelli che forse a quell’ora erano già sacrificati? Ma la sua esitazione non durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere una ricognizione nel sud, — allorchè si udirono alcuni spari. Era un segnale? I soldati si precipitarono fuori del forte, e ad un mezzo miglio scorsero un piccolo drappello che ritornava in buon ordine.

Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a lui Gambalesta e i due altri viaggiatori, strappati dalle mani dei Siù.