— A far vidimare il suo passaporto?
— Sì. I passaporti non servono mai ad altro che ad impacciare le persone oneste ed a favorire la fuga dei bricconi. Vi assicuro che questo sarà in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete....
— E perchè no? Se il passaporto è regolare, rispose il console, non ho il diritto di rifiutare il mio visto.
— Però, signor console, è pur necessario ch’io trattenga qui quest’uomo finchè io abbia ricevuto da Londra un mandato di arresto.
— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro, rispose il console; ma io, non posso....„
Il console non terminò la frase. In quel momento venne picchiato alla porta del suo gabinetto, e il ragazzo dell’ufficio introdusse due stranieri, dei quali uno non era precisamente quel servo che erasi poc’anzi intrattenuto col detective.
Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone presentò il suo passaporto, pregando laconicamente il console di compiacersi ad apporvi il suo visto.
Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente, mentre Fix, in un canto del gabinetto, osservava o meglio divorava cogli occhi lo straniero.
Quando il console ebbe terminato la sua lettura:
“Voi siete il signor Phileas Fogg, esquire? chiese egli.