DCCCLXII
| Anno di | Cristo DCCCLXII. Indizione X. |
| Niccolò papa 5. | |
| Lodovico II imp. 14, 13 e 8. |
Era in questi tempi tutta sconvolta la Francia e la Germania, parte per le interne discordie, parte per le continue scorrerie e crudeltà dei Normanni. Lodovico figliuolo del re Carlo Calvo si rivoltò contra del padre. Altrettanto fece in Germania Carlomanno contra del re Lodovico suo padre. Nella porzione della Pannonia suggetta ad esso re Lodovico, per attestato degli Annali bertiniani [Annal. Francor. Bertiniani.], si cominciò a provar la fierezza di una nazione dianzi incognita (Ungri erano costoro appellati), che saccheggiò il paese. Di razza tartarica erano questi Barbari, e pur troppo ne avremo a favellare andando innanzi, perchè li vedremo portar la desolazione anche alle contrade d'Italia. Ma gli autori parlano moltissimi anni dopo di così barbara gente, talchè si può quasi mettere in dubbio l'asserzione d'essi Annali. Avvenne ancora che Baldoino, il quale era o fu dipoi conte di Fiandra, sedusse Giuditta figliuola del re Carlo Calvo, e nascostamente condottala via, la prese per moglie con gran risentimento del di lei padre. Carlo re d'Aquitania, altro figliuolo d'esso Calvo, anche egli fu in discordia col padre, per aver presa moglie senza saputa e licenza di lui. E Lottario re di Lorena, cedendo agli assalti della sfrenata sua concupiscenza, in quest'anno ripudiò con grave scandalo del Cristianesimo la legittima sua moglie Teotberga regina, e pubblicamente sposò la concubina Gualdrada, con aver guadagnata a questa risoluzione sacrilega l'approvazione di Guntario arcivescovo di Colonia, e di Teotgaudo arcivescovo di Treveri, e d'altri vescovi, tutti cortigiani ed estimatori più della grazia del principe che di quella di Dio. Ma in quasi tutta l'Italia si godeva allora buona pace, se non che era gravemente affannata la sacra corte di Roma per gli disordini delle chiese orientali, cagionati dall'intrusione di Fozio nella cattedra di Costantinopoli, e per la suddetta scandalosa risoluzione del re Lottario. L'infaticabil papa Niccolò avea spedito alla corte imperiale d'Oriente Rodoaldo vescovo di Porto e Zacheria vescovo d'Anagni, per sostener gli affari di santo Ignazio patriarca ingiustamente deposto e carcerato. Restò tradito da essi, perchè ebbe più forza in loro l'avidità dei regali, che la religione e la giustizia. Tornarono in Italia questi due legati pontificii, e il papa non avendo per anche scoperta la lor fellonia, si servì del medesimo Rodoaldo per inviarlo in Francia insieme con Giovanni vescovo di Ficocle (oggidì Cervia), affine di esaminar la causa del re Lottario e di Teotberga, e dei vescovi prevaricatori. Quivi ancora si lasciò vincere Rodoaldo dai copiosi doni a lui fatti, e tradì le rette intenzioni e speranze del papa. Mancò di vita Gisla sorella dell'imperador Lodovico, badessa nel monistero nuovo, cioè di santa Giulia di Brescia. Vedesi nel bollario casinense [Bullar. Casinens., tom. 2, Constitut. XXXIX.] un diploma d'esso Augusto, con cui concede a quell'insigne monistero alcuni beni, affinchè si faccia ogni anno in avvenire l'anniversario della sua deposizione, e ne goda il refettorio delle monache. Ma forse invece di quinto kalendas junias, in cui si dice passata a miglior vita quella principessa, quivi si ha da leggere quinto kalendas januarias, cioè nel dì 28 di decembre dell'anno precedente, perchè il diploma è dato Brixia civitate pridie idus januarii o januarias dell'anno presente; e Lodovico asserisce seguita la di lei morte nobis astantibus. Per relazione di Erchemperto [Erchempert., Hist., cap. 29.], in questi ultimi tempi l'iniquissimo e scelleratissimo Seodan, o Saugdam (siccome ho già osservato questo nome vuol dire soldano), re o sia principe dei Saraceni, signoreggiante in Bari, uscendo di tanto in tanto colle sue squadre, andava mettendo a sacco tutte le contrade dei ducati di Benevento e Salerno, di modo che gran parte di quel paese restava disabitato. Per metter freno alla crudeltà di costoro, più volte fu invitato, e andò l'esercito franzese; ma o sia che non potessero, o che non volessero venire essi Franzesi alle mani con quella canaglia, dopo aver fatta una inutil comparsa, se ne tornavano alle lor case senza profitto alcun del paese. Però Adelgiso principe di Benevento s'appigliò al partito di comperar la pace da essi Barbari, con promettere loro una pensione annua, e dar loro ostaggi per sicurezza del pagamento.
DCCCLXIII
| Anno di | Cristo DCCCLXIII. Indiz. XI. |
| Niccolò papa 6. | |
| Lodovico II imp. 15, 14 e 9. |
Fin qui poca sanità avea goduto Carlo re della Provenza, fratello dell'imperador Lodovico; e giacchè non avea figliuoli, tanto il re Carlo Calvo suo zio, quanto Lottario re della Lorena s'erano precedentemente maneggiati per succedergli, caso che venisse a morire [Anastas. Biblioth., in Vit. Nicolai I.]. Arrivò appunto il fine di sua vita nell'anno presente. Lodovico imperadore, che stava cogli occhi aperti, volò in Provenza, e tirò dalla sua molti dei principali del paese. Ma eccoti sopraggiugnere anche Lottario re della Lorena, comune loro fratello, pretendente al pari di Lodovico a quella eredità. Si conchiuse che amendue se ne tornassero alle lor case, per tener poscia un amichevol placito, in cui si decidesse della lor controversia. E tal risoluzione fu eseguita. Succedette poi fra loro una concordia, per cui la maggior parte della Provenza toccò all'imperador Lodovico. Impiegò in questo anno i suoi paterni uffizii papa Niccolò presso del re Carlo Calvo, acciocchè perdonasse a Baldoino conte, che gli avea rapita la figliuola Giuditta, ed ottenne quanto desiderava. Gli perdonò il re, e credono alcuni che a titolo di dote gli assegnasse il paese oggidì appellato Fiandra; e certamente da questo Baldoino discesero gli antichi rinomati conti di quelle contrade. Avvertito dipoi esso pontefice [Idem, ibidem.], come un concilio tenuto a Metz nel regno della Lorena, que' vescovi venduti alla corte iniquamente erano proceduti nella causa della regina Teotberga, ed aveano palliato l'illegittimo matrimonio del re Lottario con Gualdrada, in un concilio romano cassò e riprovò il celebrato a Metz, scomunicò e depose i due suddetti arcivescovi di Colonia e di Treveri, che erano stati spediti dal concilio e dal re Lottario con isperanza di sorprendere colle lor relazioni il saggio ed avveduto pontefice; e cominciò a processare i legati apostolici Rodoaldo e Giovanni, subornati in quella congiuntura coll'oro. Se vogliam credere a Reginone [Regino, in Chron.], agli Annali di Metz [Annal. Francor. Metens.] all'Annalista sassone [Annalista Saxo.], che hanno le stesse parole, si trovava in questi tempi l'imperador Lodovico nel ducato di Benevento, probabilmente ito colà per le preghiere de' popoli, troppo spesso divorati dai masnadieri saraceni. A lui ricorsero i due deposti e scomunicati arcivescovi, cioè Guntario e Teotgaudo; e gran rumore fecero, perchè venuti a Roma con salvocondotto di lui, erano stati sì maltrattati dal papa, con disonore del re Lottario, della regal famiglia, e di altri metropolitani, senza il consenso dei quali non si dovea procedere a sì fiera sentenza. In somma fecero quanto fu in loro potere per accendere un fuoco, di cui vedremo gli effetti nell'anno seguente. Ma perchè gli Annali suddetti han fallato in qualche punto di tale affare, e massimamente nel riferire sotto l'anno 865 quello che avvenne nel presente, perciò non si può con tutta certezza asserire che in questi tempi l'Augusto Lodovico dimorasse nel ducato di Benevento. Abbiamo nulladimeno nelle giunte da me pubblicate [Rerum Italicarum, P. II, tom. 2.] alla Cronica del monistero casauriense uno strumento d'acquisto di varii beni fatto da esso Augusto nell'anno presente nel dì 19 di dicembre in villa Rufano intus caminata, quam ipse Augustus ad cortem ipsam paraverat. Tal villa probabilmente era in quelle parti.