DCCCCIII

Anno diCristo DCCCCIII. Indizione VI.
Leone V papa 1.
Cristoforo papa 1.
Lodovico III imperadore 3.
Berengario re d'Italia 16.

Seguì nell'anno presente la fondazione del monistero di S. Savino, fatta in Piacenza da Everardo vescovo di quella città. Dice questo vescovo nello strumento [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.] che la chiesa di questo santo era dianzi fuori di Piacenza, e ch'egli pensava di quivi fabbricare un monistero di Benedettini: Haec itaque vota dum ferventi amore cuperemus explere (heu proh dolor!) supervenit misera horridaque gens infelicium paganorum, qui hostili gladio corpora trucidantes, igneque furoris ecclesias Dei cremantes, concremaverunt pariter praefatam beati Savini ecclesiam. Aggiugne, cioè che per timore che i pagani suddetti, gli Ungheri, non tornassero un'altra volta ad infierire contra di quel sacro luogo, avea fabbricata entro la città la chiesa e il monistero di S. Savino: notizie tutte che ci fan conoscere seguita la prima funestissima irruzione degli Ungheri in Italia nell'anno 899, o nel 900. Lo strumento è scritto Regnante domno Berengario gratia Dei rege anno regni ejus in Dei nomine sextodecimo, III kalendas aprilis., Indict. VI. Actum Placentiae. Per conseguente vegniamo ad intendere che il re Berengario nel fine di marzo dell'anno presente signoreggiava in Piacenza, ed era già stato da lui abbattuto e cacciato fuor d'Italia Lodovico III imperadore. Anche il Fiorentini [Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.] e Cosimo della Rena [Rena, Serie de' duchi di Toscana.] osservarono che nell'anno 903 e 904 sono segnati gli strumenti di Lucca coll'anno XVI e XVII del re Berengario; e però veggiamo confermata la medesima verità. Abbiamo inoltre due privilegii conceduti dallo stesso re Berengario all'insigne monistero di Bobbio, e già dati alla luce dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.]. Il primo fu scritto III idus septembris anno dominicae Incarnationis DCCCCIII, regni vero domni Berengarii piissimi regis XVI, Indictione VII, Actum apud ecclesiam sancti Petri corte nostra Fulcia. L'altro fu dato XII kalendas novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCIII, regni domni Berengarii XVI. Actum in Papia civitate palatio ticinensi. Però non pare che resti dubbio intorno all'essere stato in questi tempi signore di Pavia e del regno d'Italia il re Berengario ad esclusione di Lodovico III imperadore, soprannominato dai susseguenti scrittori l'Orbo, per distinguerlo dagli altri Augusti di questo nome. Finalmente ho io pubblicato un bellissimo placito [Antiq. Ital., Dissert. VII.] tenuto in Piacenza anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, XV, mense januario, Indictione sexta, da Sigefredo conte del sacro palazzo. Che quivi allora si trovasse anche il re Berengario, si ricava dal principio del placito: Dum in Dei nomine civitate Placentia ad monasterium sanctae Resurrectionis Jesu Christi domnus gloriossimus Berengarius rex praeerat. Da questo documento ancora apprendiamo che Ermengarda figliuola di Lodovico II imperadore e della regina Angelberga, e madre di Lodovico re di Provenza ed imperadore vivente, s'era fatta monaca in san Sisto di Piacenza, ed era allora badessa di quel monistero.

Venne a morte nell'anno presente Benedetto IV papa. Se non fosse Frodoardo che ci ha lasciato qualche memoria de' romani pontefici di questo disgraziato secolo, noi non sapremmo le rare doti e virtù di un tale papa. Merita d'essere riferito ancor qui l'elogio ch'egli ne fa con dire [Frodoardus, de Roman. Pont., P. II, tom. 2, Rer. Ital.]:

Tum sacra consurgunt Benedicti regmina quarti

Pontificis magni, merito qui nomine tali

Enituit, cunctis ut dapsilis atque benignus.

Huic generis necnon pietatis splendor opimus

Ornat opus cunctum. Meditatur jussa Tonantis.

Praetulit hic generale bonum lucro speciali.