Quo profugus latuit septem volventibus annis.
Hinc populi remeans precibus, sacratur honore
Pridem adsignato. quo nomine tertius exit
Antistes, Petri eximia quo sede recepto
Praesule, gaudet ovans annis septem amplius orbis.
Sicchè non è vero ciò che scrisse Liutprando istorico dell'elezion di Sergio nell'anno 891, nè che a lui prevalesse quella occasione papa Formoso. Ciò avvenne, come ho detto, solamente all'anno 898; e però convien ripetere che Liutprando, a cui per altro siam tanto obbligati per la storia d'Italia di questo secolo, non può negarsi che non l'abbia molto imbrogliata ne' fatti accaduti, prima ch'egli nascesse, perchè li scrisse solamente per altrui relazione. L'han seguitato alla cieca i susseguenti storici, perchè negli affari d'Italia non aveano di meglio da poter consultare. Si scatena qui contra Sergio il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl., ad ann. 908.] con parlarne all'anno 908, sino al quale egli differisce l'ingresso del medesimo Sergio nel papato, con dargli i titoli di nefandus, quem audisti in Formosum papam ita saevisse. Potens iste armis Marchionis Tusciae Adalberti, homo vitiorum omnium servus facinorosissimus omnium, quae intentata reliquit? Invasit iste sedem Christophori. Ab omnibus non legitimus pontifex, sed conclamatur invasor. Se il porporato Annalista avesse potuto vedere a' suoi di ciò che di Sergio scrive Frodoardo, oltre ad altre memorie venute dopo di lui alla luce, avrebbe insegnato alla sua penna maggior moderazione contra di questo pontefice. Certo non fu egli esente da' vizii, ma non giunse mai agli eccessi che qui gli vengono attribuiti. Fidossi qui troppo il cardinale di Sigeberto, come anche prima avea fatto il Platina. Ma Sigeberto forte s'ingannò con addossare a Sergio l'iniquissimo procedere di papa Stefano VI contra del cadavero e delle ordinazioni di papa Formoso. Nè sussiste che Sergio colla potenza dell'armi di Adalberto duca di Toscana usurpasse la sedia pontificia. Fu egli richiamato a Roma precibus populi romani, e affin di deporre Cristoforo, cioè un ingiusto occupatore del pontificato. Certo è finalmente che Sergio fu riguardato da tutta la Chiesa di Dio come vero e legittimo pontefice, e non già come usurpatore della sedia di s. Pietro. Vedremo a suo luogo l'epitaffio di questo papa che va d'accordo coll'asserzione di Frodoardo. Per testimonianza dell'Ostiense [Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.], il deposto Cristoforo si fece monaco, ed ebbe tempo da far penitenza dei falli della sua ambizione. Secondo i conti di Camillo Pellegrino e del padre Mabillone [Mabillon., in Annal. Benedictin. lib. 41, num. 25.], il nobilissimo monistero di Monte Casino, circa ventidue anni prima smantellato dai Saraceni, in quest'anno per cura di Leone abbate si cominciò a rifabbricare, affinchè vi tornassero ad abitare i monaci, i quali dopo la rovina di quel sacro luogo aveano eletto il loro soggiorno in Teano. Potrebbesi credere che sul fine di quest'anno ritornasse in Italia con grandi forze l'imperador Lodovico III, quando fosse stato esattamente copiato dal Campi il decreto dell'elezione di Guido vescovo di Piacenza [Campi, Istor. di Piacenza tom. 1, Append.], fatta dopo la morte di Everardo, con queste note: Anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCIV, Indictione VIII, imperante domno Hludovico serenissimo imperatore anno quinto. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, siccome ancora di Guido parlerà la storia andando innanzi. Basti per ora osservare che essendo qui nominato Lodovico Augusto, si comprende ch'egli, e non già il re Berengario, signoreggiava allora in Piacenza. Ciò servirà di lume per quello che verremo dicendo all'anno seguente.
DCCCCV
| Anno di | Cristo DCCCCV. Indizione VIII. |
| Sergio III papa 2. | |
| Lodovico III imperadore 5. | |
| Berengario re d'Italia 18. |
Sul fine dell'anno precedente, siccome ho detto, dovette succedere la seconda venuta in Italia di Lodovico III Augusto, non già orbo, ma tuttavia guernito d'un paio d'occhi sani e veggenti. E in quest'anno poi crebbe la sua felicità, ma che andò a terminare in una grave miseria, con essere avvenuto tutto quel che abbiamo narrato di sopra all'anno 902. Era dalla sua Adalberto II duca di Toscana; avea questi tratto nel suo partito varii altri principi d'Italia; in guisa che essendo venuto Lodovico con grandi forze, e mancando al re Berengario quelle dei principi suoi vassalli, fu astretto a dar luogo a questa prepotente tempesta, con perdere non solo Pavia e Milano, ma anche Verona, e con doversi ritirare in esilio fuori d'Italia. Si trovava egli [Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII.] VII kalendas junii anno dominicae Incarnationis DCCCCV. domni vero Berengarii invictissimi regis XVIII Indictione VIII, in valle Pruviniano juxta plebem sancti Floriani. Dove sia questa valle, altri più pratico di me lo dirà. S'aggiunse, secondo il panegirista di Berengario [Anonym., Paneg. Bereng., in lib. 4.], che un'indiscreta quartana rendè esso Berengario inabile alla difesa e ad accudire al bisogno sì pressante de' proprii affari. Dacchè egli si fu messo in salvo, Lodovico si portò a Verona, dove prestando fede, alla voce o accidentalmente corsa o maliziosamente sparsa, che Berengario fosse morto, se ne stava senza buone guardie e senza sospetto, quasi che fosse oramai terminata ogni disputa del regno. Questa sua trascuratezza animò Berengario e la sua fazione ad entrare furtivamente di notte in Verona, dove colto lo sconsigliato Lodovico, gli fece dipoi buon mercato con solamente privarlo degli occhi. Che in quest'anno, e non già nell'anno 902, accadesse la di lui venuta e rovina, ecco le ragioni che ce lo han da persuadere, da me dedotte prima d'ora nelle Antichità italiche [Antiquit. Ital., Dissert. XIV.]. Siccome poco fa avvertii, abbiamo presso il Campi la carta dell'elezion di Guido vescovo di Piacenza, fatta da quel clero e popolo, e scritta [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.] anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCIIII, Indictione octava imperante domno Hludovico serenissimo imperatore anno V. Probabilmente il Campi non ha con assai attenzione copiata quella carta, e in vece dell'anno presente DCCCCV, ha letto DCCCCIV, essendo certo che l'anno quinto di Lodovico Augusto appartiene a quest'anno. Fors'anche ha trascurato il mese, che non si suole ommettere, e che avrebbe dato a noi maggior lume per conoscere meglio il tempo di questa elezione. Ma ne abbiam tanto, che non si può fallare in riferendola al fine dell'anno precedente, in cui correva l'Indizione ottava, oppure all'anno presente. Cominciamo dunque a conoscere che in Piacenza v'era riconosciuto per padrone non già Berengario, come vedemmo all'anno 903, ma bensì Lodovico III imperadore. Ho io poi prodotto [Antiq. Ital., Dissertat. XIV.] due atti di Andrea arcivescovo di Milano. L'uno informe e senza sottoscrizioni, fatto anno Incarnationis Domini nongentesimo nonagesimo sexto, pontificatus vero suprataxati domni Andreae archiepiscopi sexto, mense julio, Indictione octava. Ma senza fallo si dee scrivere nongentesimo quinto, perchè in questo correva l'anno sesto di esso Andrea, eletto arcivescovo nell'anno 900, e nel luglio di questo medesimo anno correva l'indizione ottava. Più corretto è l'altro consistente in un placito tenuto dal medesimo arcivescovo in Belano sul lago di Como, e da Ragifredo giudice del sacro palazzo, amendue missi domni imperatoris, e scritto anno imperii domni Hludovici imperatoris quinto, mense julio, Indictione octava. E che nel dì 4 di giugno del presente anno esso Lodovico imperadore si trovasse in Pavia, lo raccolgo da un suo privilegio, sottoscritto da Arnolfo notaio ad vicem Liutuardi episcopi (di Como) et archicancellarii. Datum pridie nonas junias, anno Incarnationis dominicae DCCCCV, Indictione VIII, anno V, imperante domno Hludovico glorioso imperatore in Italiam. Actum Papiae.