Septimus hinc Stephanus praefulget in annos,

Aucto mense super, bisseno ac sole jugato.

Gli succedette Giovanni XI figliuolo di Marozia. Ha questo papa anch'egli la disgrazia d'essere appellato pseudopontifex dal cardinal Baronio [Baron., in Annal. Eccles.], che unicamente, come fecero tant'altri, si appoggiò sulle maldicenze di Liutprando storico. Troppo stomaco fece allo zelante porporato l'aver questi detto ch'esso Giovanni era nato da Marozia e da Sergio III papa. Ma siccome abbiam detto di sopra all'anno 910, ragionevolmente si possono queste credere calunniose voci sparse da' nemici contro la fama e memoria di Sergio. Marozia era moglie, secondo tutte le apparenze, di Alberico marchese; e di esso Alberico vien chiamato da altri scrittori figliuolo esso Giovanni XI, creato papa in quest'anno. Che se il Baronio scrive essere egli stato portato al pontificato dalla prepotenza di Guido marchese di Toscana, marito posteriore di Marozia, non s'abbia a male, se gli rispondiamo, essere questi sogni suoi ed immaginazioni, non sostenute dalla testimonianza di alcun antico scrittore. E tanto più, perchè, siccome abbiam detto, pare che il suddetto Guido duca e marchese già fosse mancato di vita nell'anno 929. Per altro si può credere che Marozia non lasciasse in ozio la sua possanza per far cadere in capo al figliuolo la tiara pontificia, e seguitar ella a comandar le feste in Roma, come avea fatto in addietro. Ma di questo si ha da domandar conto ai Romani d'allora che, avviliti o effeminati, si lasciavano così aggirar da una donna. Per altro non sapendosi succeduta allora violenza alcuna, ragion vuole che legittima fosse l'elezion di Giovanni XI, ed egli in fatti fu riconosciuto per vero papa da tutta la Chiesa, e chiamato dal vivente allora Raterio pontifex gloriosae indolis; laonde al tribunale del sacro Annalista non conveniva di dichiararlo pseudopontefice ed intruso contra il sentimento della Chiesa universale e della storia.

Abbiamo da Frodoardo [Frodoardus, in Chron.] che in questo anno, Graeci Saracenos per mare insequentes usque ad Fraxenedum saltum, ubi erat refugium ipsorum, et unde egredientes Italiam sedulis praedabantur incursibus, Alpibus etiam occupatis, celeri Deo propitio internecione proterunt, quietam reddentes Alpibus Italiam. Di questo fatto, glorioso all'armi greche ed utile all'Italia, non resta vestigio in alcun'altra istoria. Nè si creda già il lettore che venisse fatto ai Greci di schiantar quella mala razza da Frassineto. Seguitarono que' malandrini ad abitar ivi, e ad infestar come prima l'Italia e la Provenza: e tornerà in breve occasion di parlarne. Oltre a quest'anno non si può differire una strepitosa iniquità del re Ugo [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 13.]. Reggeva la Toscana allora Lamberto duca, uomo bellicoso e capace di gran fatti. Il credito di questo principe, suo fratello uterino, era una spina sugli occhi al re Ugo, per timore che i principi d'Italia ribellandosi portassero alla corona esso Lamberto. Aveva inoltre Ugo un fratello dal lato del padre, appellato Bosone, che ardentemente vagheggiava il ducato della Toscana. Che dunque fece questa volpe regale? Sparse voce che Berta duchessa di Toscana sua madre non aveva partorito alcun figliuolo al duca Adalberto suo marito; ma che presi dei figliuoli nati da altre donne, cioè Guido, Lamberto ed Ermengarda, avea finto di averli essa partoriti, per poter continuare la sua autorità dopo la morte del marito. Bisognò ben supporre stranamente semplice e scimunito Adalberto duca, che non si avvide di questa invenzione. Ciò fatto, il re Ugo stette poco ad intimare al duca Lamberto che non ardisse di appellarsi più suo fratello. Non seppe Lamberto digerir questa calunniosa voce, e fece sapere al re d'essere pronto a provare in duello che tanto egli come esso Ugo erano venuti alla luce per la medesima madre. Allora il re destinò un certo giovane appellato Teduino per suo campione, affin di decidere coll'armi a nome suo questa controversia. Seguì il combattimento, in cui restò vincitore Lamberto; e ciò in que' tempi, ne' quali il duello per pazza opinione de' popoli veniva creduto un manifesto giudizio di Dio intorno alla verità o falsità delle accuse, servì a comprovare l'innocenza del vincitore Lamberto. Liutprando crede inventata questa calunnia dal re Ugo, perchè egli era già in trattato di accasarsi con Marozia, e cercava di levar di mezzo l'impedimento della parentela, essendo ella stata moglie di Guido marchese di Toscana suo fratello. Restò confuso il re Ugo, ma non lasciò per questo di continuar la persecuzione contro il fratello Lamberto; e tanto seppe fare che l'attrappolò, ed avutolo nelle mani, gli fece cavar gli occhi, e toltogli il ducato della Toscana, lo conferì a Bosone suo fratello. Per attestato del Fiorentini [Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.], questo Bosone si truova nell'anno seguente marchese della Toscana. Liutprando scrive [Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.] che a' suoi tempi vivea tuttavia l'infelice Lamberto, qui nunc usque lumine privatus superest. Così in altre mani passò il ducato della Toscana, tolto con sì enorme superchieria alla schiatta dei Bonifazii ed Adalberti, gloriosi e potenti duchi di quella provincia. Ma non perciò credo io che finisse la lor prosapia, con avere addotto conghietture fortissime ed atte a persuadere, che [Antichità Estensi, P. 1, cap. 22 et seq.] da alcuno di quei due principi, cioè o da Guido o da Lamberto marchese di Toscana, e figliuoli di Adalberto II il Ricco, oppure da Bonifazio fratello d'esso Adalberto II, sia discesa la nobilissima stirpe dei marchesi d'Este, che poi nel secolo undecimo diramata, fiorisce tuttavia nella real casa di Brunsvic, regnante in Inghilterra e Germania, e nella casa dei duchi di Modena. Siccome ho io provato con sicuri documenti, cominciano in questi tempi a trovarsi gli antenati della gloriosa prosapia che poi fu appellata de' marchesi d'Este. Si truovano essi ornati del titolo di marchesi; e quantunque io non abbia potuto scoprir finora documento alcuno chiaramente comprovante la lor connessione coi suddetti antichi marchesi di Toscana; pure tali conghietture concorrono, che difficilmente si potrà fallare in tenendo i principi estensi per discendenti da essi. Lo stesso Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 12.] pare che indichi avere il duca Guido avuto dei figliuoli da Marozia patrizia romana, perchè detestando le nozze del re Ugo colla medesima, scrive ch'essa non potea valersi della legge ebraica, concedente all'un fratello di suscitare il seme dell'altro fratello defunto senza figliuoli, e perciò dice:

Immemor aspiceris praecepti caeca Johannis,

Qui fratri vetuit fratris violare maritam.

Haec tibi Moyseos non praestant carmina vatis,

Qui fratri sobolem fratris de nomine jussit

Edere, si primus nequeat sibi gignere natum.

Nostra tuo peperisse viro te saecula norunt.