DCCXXIII
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| Anno di | Cristo DCCXXIII. Indizione VI. |
| Gregorio II papa 9. |
| Leone Isauro imperadore 7. |
| Costantino Copronimo Augusto 4. |
| Liutprando re 12. |
Se Paolo Diacono seguitasse nella sua storia un ordine esatto di cronologia, converrebbe mettere la morte di Sereno patriarca d'Aquileia circa l'anno 717, perchè da lui [Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 44.] riferita dopo l'andata a Roma di Teodone II duca di Baviera, la quale si crede succeduta nell'anno precedente 716. Ma egli narra appresso l'entrata de' Saraceni in Ispagna, la qual pure abbiam veduto che accadde nell'anno 711. Tuttavia ci manca l'anno preciso della morte di quel patriarca. Sappiamo ben di certo che dopo di lui fu eletto patriarca Callisto, uomo di vaglia, che era allora arcidiacono della chiesa di Trivigi. Il re Liutprando s'ingegnò per far cadere in lui l'elezione. Ai tempi di questo patriarca, Pemmone, da noi veduto di sopra all'anno 706 duca del Friuli, continuava in quel governo, col merito di avere allevati co' suoi figliuoli tutti ancora i figliuoli de' nobili che erano periti a' tempi del duca Ferdulfo nella battaglia contro degli Schiavoni. Ora avvenne che un'immensa moltitudine di quei Barbari tornò ad infestare il Friuli, e giunse fino ad un luogo appellato Lauriana. Pemmone con que' giovani tutti ben addestrati nell'armi per tre volte diede loro la caccia, e ne fece un gran macello, senza che vi restasse morto dei suoi, se non un Sigualdo, uomo già attempato. Costui nella battaglia suddetta di Ferdulfo avea perduto due suoi figliuoli, e nelle due prime zuffe del duca Pemmone largamente se n'era vendicato colla morte di molti Schiavoni. Quantunque poi esso duca gli vietasse di entrare nel terzo conflitto, perchè forse il vedeva troppo arrischiato, pure non potè Sigualdo contenersi dall'andarvi, con dire che avea bastantemente vendicata la morte de' suoi figliuoli, e che però se la sua fosse arrivata, di buon volto la riceverebbe. In fatti vi perì egli solo. Ma Pemmone, uom saggio, volendo risparmiare il sangue dei suoi, trattò di pace in quello stesso luogo con gli Schiavoni, i quali dopo aver avuta sì buona lezione, da lì innanzi cominciarono a portar più rispetto ai Furlani, e ad aver paura delle lor armi. Fu ordinato da papa Gregorio II in questo anno vescovo della Germania l'insigne s. Bonifazio, apostolo di quelle contrade, che nell'Assia, nella Turingia, nella Sassonia, e in altre parti che prima professavano il paganesimo, piantò la santissima fede di Cristo. Circa questi tempi san Corbiniano vescovo di Frisinga, come s'ha dalla sua vita scritta da Aribone [Mabil. tom. 2, Saecul. Benedict., pag. 606.], venne a Roma. In passando per Trento si trovò Ursingo, ch'era ivi poco fa stato posto per conte, cioè per governatore. Arrivò a Pavia, dove da Liutprando re piissimo fu per sette giorni trattenuto con singolar venerazione, regalato e scortato sino ai confini del regno. Lo stesso trattamento ricevè egli nel suo ritorno verso la Baviera. Da essa vita apparisce che il dominio dei re longobardi arrivava allora fino al castello, ossia alla città di Magia nella Germania. Sarebbe da vedere se fosse situato questo luogo nel Tirolo.
DCCXXIV
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| Anno di | Cristo DCCXXIV. Indizione VII. |
| Gregorio II papa 10. |
| Leone Isauro imperadore 8. |
| Costantino Copronimo Augusto 5. |
| Liutprando re 13. |
Intento giornalmente il re Liutprando a ben regolare il regno longobardico, e a provvederlo di quelle leggi che esigeva il bisogno de' popoli, o che sembravano più utili al loro governo, pubblicò in quest'anno il sesto libro delle sue leggi [Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]. Anno regni mei, Christo protegente, XII, die kalendarum martiarum, Indictione VII: nel qual tempo doveva essere in uso che si tenesse la dieta del regno, vedendosi le varie pubblicazioni delle leggi fatte nel principio di marzo, o in quel torno, una cum judicibus et reliquis Langobardis fidelibus nostris. Cento e due son le leggi pubblicate da esso re in quest'anno intorno a diversi suggetti, fra' quali è da osservare che la nazion longobarda avea bensì abiurato l'arianismo ed abbracciata la religion cattolica, ma non mancavano persone che conservavano alcuna delle antiche superstizioni del paganesimo. Ricorrevano agl'indovini, agli aruspici, ed aveano qualche albero, appellato da loro santo o santivo, dove faceano de' sagrifizii, e delle fontane ch'erano adorate da loro. Liutprando re cattolico sotto rigorose pene proibì cotali superstizioni, bandì tutti gl'indovini ed incantatori, ed incaricò gli uffiziali della giustizia di star vigilanti per l'estirpazione di somiglianti abusi. Apparisce inoltre da esse leggi che i notai scrivevano i contratti secondo la legge romana per chi la professava, oppure secondo la longobardica, seguitata dagli uomini di quella nazione. Proibisce egli inoltre alle vedove il farsi monache prima che sia passato un anno dopo la morte del marito, quando non ne ottengano licenza dal re; perchè, dice egli il dolore in casi tali fa prendere delle risoluzioni, alle quali succede poi il pentimento. E nella legge LXV questo saggio rechiaramente protesta di conoscere bensì, ma di non approvare la sciocchezza dei duelli, perchè con essi temerariamente si vorrebbe forzar Dio a dichiarar la verità delle cose a capriccio degli uomini; contuttociò protesta di permettere e tollerar questo abuso, perchè non osa di vietarlo, essendone sì radicata e forte la consuetudine presso de' Longobardi, come parimente era presso dei Franchi e degli altri popoli settentrionali. Dal catalogo dei duchi di Spoleti, che si legge sul principio della Cronica di Farfa [Chron. Farfense, Part. II, tom. 2 Rer. Italic.] da me data alla luce, impariamo che nell'anno presente fu creato duca di Spoleti Trasmondo. Egli era figliuolo di Faroaldo II duca. Impaziente di succedere al padre nel comando, non volle aspettar la sua morte, ma, per testimonianza di Paolo Diacono [Paulus Diacon., lib. 6, cap. 44.], si ribellò contro di lui, e l'obbligò a deporre il governo e a prendere l'abito clericale. Bernardino dei conti di Campello [Campell., Storia di Spoleti, lib. 12 e 13.] lascia qui la briglia alla sua immaginazione e penna, per dipingerci i motivi e la maniera di questa rivoluzione; ma il vero è, non sapere noi altro, se non quel pochissimo che il suddetto Paolo lasciò scritto intorno a questo affare. Per altro si può credere che Faroaldo II fondasse la badia di san Pietro di Ferentillo, divenuta poi celebre luogo di divozione; e che egli, ritiratosi colà, vi passasse il resto di sua vita. Questo duca Trasmondo, per quanto si ha dalla Cronica suddetta di Farfa, donò a quell'insigne monistero, mentre v'era abbate Lucerio, la chiesa di s. Getulio, dove si venerava il corpo di esso santo, e delle terre nel fondo Germaniciano. Verisimilmente cotal donazione, siccome fatta nel mese di maggio dell'Indizione VII, dovrebbe appartenere all'anno presente.
DCCXXV
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| Anno di | Cristo DCCXXV. Indizione VIII. |
| Gregorio II papa 11. |
| Leone Isauro imperadore 9. |
| Costantino Copronimo Augusto 6. |
| Liutprando re 14. |