Desideroso in quest'anno esso Augusto di rimettere in trono Erioldo re di Danimarca, che s'era ricoverato sotto la ombra del suo patrocinio, spedì una potente armata di Sassoni e di Sclavi Obotriti verso quel regno. Ma venuto ad accamparsi contra di loro uno non men poderoso esercito di Danesi, giudicarono i Sassoni più sicuro partito il ritirarsi a casa, contentandosi del sacco dato ad un tratto di paese, e di aver seco condotti alcuni ostaggi. Fu nondimeno cagione questo armamento che i Danesi inviarono legati a trattar di pace. Secondo altri Annali [Annal. Fuldens. Lambec.], tenne l'imperadore una dieta in Paderbona nel primo dì di luglio, alla quale intervennero Lottario re di Baviera e Pippino re d'Aquitania, suoi figliuoli: dal che si può dedurre ch'egli avesse già conceduto loro il titolo di re. Giunse colà anche Bernardo re d'Italia; e Tegano [Theganus, de Gest. Ludovici Pii, n. 14.] scrive: Bernardus ibi ad eum venit, quem dimisit ire iterum in Italiam. Tornarono ancora da Costantinopoli i legati colà spediti, seco portando la concordia, di nuovo e vantaggiosamente assodata con Leone imperador de' Greci, il quale in questi tempi risvegliò e sostenne la setta degl'iconoclasti, con passar anche a perseguitare i monaci ed altri che proteggevano il culto delle sacre immagini, fra' quali s. Teodoro Studita ed altri santi uomini furono cacciati in esilio. Risulta poi dalle memorie del monistero di Farfa [Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.], che Scatolfo e Formosa sua moglie fecero una donazion di beni a quel sacro luogo anno II Ludovici imperatoris, II Bernardi regis, XXVI Guinichis ducis, mense januario, Die XVII, Indictione VIII, cioè nell'anno presente. Ne fo menzione, acciocchè si vegga non reggere l'opinione del p. Pagi [Pagius, ad Annal. Baron.] e dell'Eccardo [Eccard., Rer. Franc., lib. 27.], che stimarono Guinigiso duca di Spoleti poco fa nominato, da cui fu quetato il tumulto di Roma, diverso da Guinigiso creato duca di quella provincia nell'anno 789, perchè nel catalogo dei duchi spoletini [Ante Chronic. Farfens. P. II, tom. 2 Rer. Italic.] all'anno 814 si legge Guinichus dux, quasichè questi sia stato figliuolo del primo. La carta suddetta ci fa conoscere che un solo Guinigiso continuava tuttavia a reggere il ducato di Spoleti, nè sussistere l'immaginazione di due diversi duchi di questo nome. In vece di anno II Bernardi regis, probabilmente quivi si leggerà anno III, per le ragioni che altrove [Antiquit. Ital., Dissert. X.] addussi; potendo nulladimeno essere che due diverse epoche di questo re si usassero, l'una dall'anno 812 in cui egli venne in Italia, e l'altra dal susseguente, allorchè ebbe il titolo di re. Forse nell'anno presente accadde ciò che narra Erchemperto [Erchempertus, Hist. Princip. Langobard., n. 7.] di Grimoaldo Storesaiz, principe ossia duca di Benevento. Mentre egli andava a Salerno, Dauferio, uomo fra' suoi di gran possanza, gli avea tese delle insidie ad un ponte. Se ne avvide Grimoaldo, e rinforzato dalla gente sua passò oltre senza molestia. Fece poi mettere in prigione gli artefici di tal cospirazione. Dauferio ebbe la sorte di salvarsi colla fuga a Napoli, e fu ben ricevuto dai Napoletani. Ciò mise in gran collera Grimoaldo, e però senza perdere tempo corse colla sua armata addosso a Napoli, e quella assediò, con fare strage dei Napoletani, qualunque volta osavano di uscire contra di lui. Il duca di Napoli, che probabilmente era Antimo, tanto s'ingegnò, che con lo sborso di ottomila soldi d'oro il placò, e rimise in grazia di lui Dauferio: il che diede fine alla guerra.
DCCCXVI
| Anno di | Cristo DCCCXVI. Indizione IX. |
| Stefano IV papa 1. | |
| Lodovico Pio imperadore 3. | |
| Bernardo re d'Italia 5. |
Durò il pontificato di Leone III papa fino al presente anno, in cui fu chiamato da Dio a miglior vita nel dì 11 di giugno, o in quel torno. Anastasio bibliotecario [Anast. Biblioth., in Leon. III.], qualunque sia l'autore della sua Vita, è assai digiuno nel racconto delle sue azioni, ma diffusamente poi parla delle tante fabbriche e de' risarcimenti da lui fatti alle chiese in Roma e fuori di Roma, e dei doni ed ornamenti preziosi ch'egli alle medesime contribuì. In questo, più che in altro sfoggiava in questi tempi la divozion de' Cristiani, e papa Leone profuse in ciò assaissimi tesori. Dopo dieci giorni di sede vacante fu eletto in suo luogo Stefano, quarto di questo nome [Idem, in Vit. Stephani IV.], diacono della santa romana Chiesa, che dianzi co' suoi piissimi costumi, con una vita veramente ecclesiastica, e con predicare al popolo la parola di Dio, s'era guadagnato l'affetto e la venerazione di tutto il clero e popolo romano. Siccome abbiamo dall'autore della vita di Lodovico Pio [Astronom., in Vit. Ludov. Pii.], consecrato ch'egli fu, si lasciò intendere di voler passare in Francia, per abboccarsi collo imperadore, dovunque a lui piacesse. Praemisit tamen legationem, quae super ordinatione ejus imperatori satisfaceret: parole che indicano già nata in Lodovico Augusto la pretensione che non s'avesse a consecrare il papa eletto senza il consentimento suo. Oltre a ciò, siccome abbiam da Tegano [Tegan., de Gest. Ludovici Pii, num. 16.], scrittore contemporaneo, statim postquam pontificatum suscepit, jussit omnem populum romanum fidelitatem cum juramento promittere Ludovico: parole che presso gl'intendenti non han bisogno di spiegazione. Fu sommamente caro al pio imperadore d'udire che il sommo pastor della Chiesa volesse venir a trovarlo; sebbene Ermoldo Nigello suppone essere stato chiamato in Francia da Lodovico esso pontefice. Comunque sia, mandò tosto l'imperadore ordine a Bernardo re d'Italia di accompagnarlo nel viaggio. Altri messi inviò ad incontrarlo, allorchè fu entrato in Francia, ed egli si fermò nella città di Rems ad aspettarlo. Quando poi fu in vicinanza di alquante miglia dalla città, furono a riceverlo Ildebaldo arcicappellano del sacro palazzo, Teodolfo vescovo di Orleans, Giovanni vescovo d'Arles, ed altri sacri ministri, tutti vestiti co' sacri abiti sacerdotali. Un miglio poi fuori della città lo stesso imperadore con isplendido accompagnamento l'accolse. Smontato da cavallo, tre volte s'inginocchiò davanti al papa. Dice di più Tegano, che princeps (cioè Lodovico, dopo essere scesi amendue da cavallo) se prosternens omni corpore in terram tribus vicibus ante pedes tanti pontificis, et tertia vice erectus, salutavit pontificem. Ermoldo Nigello [Ermold. Nighell., lib. 2, P. II, tom. 2 Rer. Italic.], che più diffusamente degli altri descrive la andata in Francia di papa Stefano, succeduta ai suoi tempi, racconta che il pontefice alzò da terra l'imperadore, e il baciò. Dopo di che, preceduto da tutto il clero cantante il Te Deum, andarono alla chiesa, dove il clero romano intonò le acclamazioni consuete all'Augusto Lodovico, e il papa terminò coll'orazione l'allegrissima funzion di quel dì. Nel giorno seguente fu accresciuta l'allegria da un solennissimo convito, che l'imperador diede al papa, con regalarlo ancora da par suo. Nel terzo giorno fu invitato l'imperadore dal papa ad un somigliante magnifico convito, in cui anche il papa gli fece de' suntuosi presenti. Venuto il quarto giorno, ch'era domenica, essendo raunato tutto il clero e popolo nella gran basilica, papa Stefano con una corona d'oro tempestata di gemme coronò ed unse col sacro crisma l'imperador Lodovico, e similmente l'imperadrice Ermengarda sua moglie, con aggiugnere dipoi nuovi regali all'uno e all'altra. Veggasi Ermoldo Nigello, il quale annovera appresso i donativi fatti da Lodovico a Stefano di vasi d'oro e d'argento, di vesti e cavalli, conchiudendo poi il catalogo con dire.
Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepit
Munera Romanis quae arcibus extulerat.
Agnello [Agnell., P. I, tom. 2, Rer. Ital.] nelle Vite de' vescovi di Ravenna scrive che papa Stefano andò in Francia all'imperador Lodovico, et quidquid postulavit ab eo, accepit. E dal suddetto Ermoldo abbiamo che l'imperadore confermò i privilegii alla Chiesa romana, ordinando,
Ut res Ecclesiae Petri, sedisque perennis
Inlaesae vigeant semper honore Dei.