Ut prius ecclesia haec, pastorum munere fulta,
Summum apicem tenuit, et teneat, volumus.
Addimus at, praesul, tantum eat ut supra locutum,
Justitiam recolat, qui sedet arce Petri.
Preso poi congedo dall'imperadore, s'incamminò il papa verso l'Italia; ma prima di farlo, secondochè avvertì Anastasio [Anast., in Vit. Stephani IV.], avendo trovato in Francia molti Romani banditi per le enormità da lor commesse contro la Chiesa romana e contra del suo predecessore Leone, tutti con somma clemenza e carità seco li ricondusse a Roma. Arrivato papa Stefano a Ravenna, per attestato del suddetto Agnello, Martino arcivescovo fu ad incontrarlo, e si baciarono insieme. Nel dì seguente celebrò messa il pontefice nella basilica orsiana, et ostendit sandalias Salvatoris, quas omnis populus vidit.
Fece l'imperador Lodovico [Annales Franc. Lambec. Annal. Franc. Hildesheim] nell'ottobre dell'anno presente (e non già del seguente, come con errore scrisse lo Astronomo nella di lui Vita); fece, dissi, raunare un concilio numerosissimo di vescovi ed abati in Aquisgrana; e siccome principe piissimo e sommamente bramoso di veder fiorire la pietà e regolatezza del clero secolare e regolare, ordinò che si stendesse la regola de' canonici e quella delle canonichesse. Fu eziandio stabilito che i monaci esattamente seguitassero la regola di s. Benedetto. Era già introdotto in varie chiese cattedrali l'uso de' canonici, che viveano nel medesimo chiostro, annesso alla cattedrale, ad una mensa comune, e in coro cantavano i divini uffizii, non solamente di giorno, ma anche di notte, non meno che si facessero i monaci d'allora. Quel solo che li distingueva dai monaci, era l'abito, e il poter ritenere la proprietà dei lor beni patrimoniali; e il titolo di priore, e non d'abbate, si dava al loro capo. Gran cura si prese il pio imperadore perchè si dilatasse per tutte le chiese, non solo della Francia e Germania, ma anche dell'Italia, questo lodevole istituto, per cui si accresceva il culto di Dio e il decoro delle cattedrali. E a' suoi desiderii tenne dietro il buon successo, perciocchè a poco a poco s'andò introducendo anche in Italia, in guisa che in quel secolo poche chiese rimasero in Italia che non avessero il collegio de' lor canonici, viventi secondo la regola proposta nel concilio suddetto. Attesta poi Ermoldo Nigello [Ermold. Nigellus, Poemat., lib. 2.], che venuto l'imperador Lodovico a Compiegne (due parole ne dice anche l'Anonimo nella vita di lui), quivi fece una spedizione di messi per tutto il suo imperio a disaminar la vita de' vescovi e del clero secolare, e parimente de' monaci e delle monache, con ordine di notar tutto, e di riferire a lui tutto quanto ritrovavano degno di lode e bisognoso di correzione.
Nunc nunc, o missi, certis insistite rebus,
Atque per imperium currite rite meum;
Canonicumque gregem, sexumque probate virilem,
Femineum nec non, quae pia castra colunt.