La mano bianca del lavoro schiva,
Il volto pallido
Ed i bruni capelli inanellati,
La mente tanto imaginosa e viva?

Perchè il suo spirto aspira ai grandi fati,
Alle battaglie,
All'avventure ed ai perigli strani,
Alle pene sublimi, ai dì beati?

Contento ei già vorrìa morir domani
Purchè una pioggia
D'amor sentisse scender nel suo core,
E tener fra le sue due bianche mani

Potesse nella calma che in amore
Segue la torbida
Divina ebrezza che fa l'uomo altero
E gli fa rinnegare ogni dolore.

Oh! se trovasse in mezzo al suo sentiero
La mesta e giovane
Castellana sognata lungamente
Nelle malsane gioie del pensiero,

Superba e di bellezza risplendente,
Ma resa languida
E impietosita da un accento vero,
Dal suo liuto o da un sospiro ardente,

Ei non vorrìa parlar, ma l'occhio nero
A lei rivolgere
Saprìa soltanto, e col ginocchio al suolo
Offrirle alfine il suo core sincero.

E tutto dirìa poi con voce lenta:
Il lungo attendere,
L'antica speme ed il suo giovin duolo,
E la brama divina che il tormenta,

E della fantasia il mesto volo,
E il caldo irrompere
Dei desideri immensi e trionfanti
Dal cielo giunti in amoroso stuolo:

E tra le varie note de' suoi canti
La dolce ed unica
Nota che torna sempre inesorata,
Fra l'acre gaudio dei soppressi pianti