E quella via era teatro e specchio.
Ma a un tratto si fissò la mia attenzione
Sovra d'un uom che fra tante persone
Umil passava e dispregiato: un vecchio.

La barba grigia avea lunga ed incolta,
E come giunto a qualche passo estremo
Stanchissimo pareva e quasi scemo,
Qual chi non parla mai e rado ascolta.

Smorte, scarne le guancie, incerto il passo,
A brandelli le vesti, e tremolanti
Le magre mani, ei si fermò davanti
A noi, guardando indifferente e lasso.

Lo spingeva la folla ed i monelli
Al cencioso beon davan la baia,
Si scostava la dama e l'ambubaia,
L'insultavano i ricchi e i poverelli.

Ei non se ne accorgeva, e tra le rozze
Spinte d'ognun mangiava un po' di pane,
Proprio sul passo delle cortigiane,
Tra il continuo rumor delle carrozze.

Mi vide, mi fissò nel viso, e fosse
Ch'egli scorgesse in me pietà od ingegno,
Si raddrizzò, guardò, cambiò contegno,
Sorrise mestamente, e non si mosse.

Oh! qual tristezza in quello sguardo spento!
Quanta miseria nell'aspetto affranto!
Quanta eloquenza in quelle rughe, e quanto
Dolore in quella bocca senz'accento!

Vi si leggevan vergognose doglie,
E forse—orrende malcelate impronte
D'anni passati tra rimorsi ed onte—
Ebrezze trangugiate e morte voglie.

Nella moderna ed acre poesia
Di quella strada pazza e fragorosa,
Quale contrasto nella orribìl prosa
Del misero che soffre e non desìa!

Tra la lotta malsana dei piaceri,
In quella gara delle immonde brame,
Null'altro egli sentiva che la fame
E non avea ne sensi nè pensieri.