Gli diedi una moneta e domandai
Più con lo sguardo assai che con un motto
Come si fosse in tal stato ridotto,
Per qual sequela di sventure e guai.
Allor la sua pupilla ebbe un bagliore,
Crollò il capo scotendo il bianco crine,
E con la rauca voce disse alfine
Una parola sola: «Amore, amore…»
IX.
GLI AMORI
*
O felice la Grecia! Sensüale
E puro insieme per la forma pura
Vi librava l'amor le rapid'ale.
Ignorando i tormenti e la paura.
O sereno l'amor che ingenuo assale,
Che Orazio canta in seno alla natura,
Scandendo il verso dolce ed immortale
E bevendo il falerno fuori mura!
Il cielo sorrideva e il lieto sole
Irradïava la beltà pagana,
E musica sembravan le parole.
Là nel bosco s'udia passar Dïana…
E Afrodite che regna dove vuole
Era indulgente per la stirpe umana.
* *