Giunsero alfine al pie' d'una cascata
Che dall'alto piombava eternamente;
E stanchi, subito
Sedetter sulla pietra logorata
Sotto la piova dell'acqua cadente.
Tutto era verde intorno, alberi ed erbe
Ed il muschio dei sassi ognor spruzzati
Dall'acqua candida,
Verdi le foglie e verdi le superbe
Cime dei monti eccelsi e imperturbati.
A un tratto innanzi a loro una parvenza
Vaga si leva. Uno spettro gentile,
Ahi! bello e pallido,
Oltremodo e silente. Eppure senza
Stupore lo guardaro in atto umile.
Poichè l'avevan ben riconosciuto
Al pallore, agli spenti occhi divini,
Ai raggio livido
Che uscìa da lui, ed al suo labbro muto,
—E rimaser tremanti, ad occhi chini.
Era il povero antico amor, perduto
Da tanto tempo, d'ogni speme privo,
Disciolto in l'aere!…
E fûr trafitti da un rimorso acuto,
L'antico amor non era ahimè! più vivo.
Ahi! senza vita egli era a lor davanti
Coi capelli di fiori incoronati,
Ma eran languide
Appassite ghirlande e i vecchi pianti
S'eran negli occhi suoi cristallizzati.
Lo spettro cadde a terra. Allor pietosa
Anco una volta la bella compagna
Posò un ginocchio;
Lui pure si chinò; la prezïosa
Salma portaro in mezzo alla campagna,
La portarono insieme a un vasto prato
Solitario più ancora e là, scavata
La terra, un tumulo
Apprestarono, ed or giace isolato
L'amore che finì la sua giornata.
La fossa è larga e guarda il firmamento
Perchè ei possa risorger s'è immortale,
Ed in silenzio
Restaro a lungo là senza lamento
E sentivan passar soffio letale.
Ed ella, fredda, lui guardava intanto
Senza fede oramai ne' giorni bui.
Guardava gelida;
Ed ei sentì che l'occhio senza pianto
Dicea che aveva amato più di lui.