Ed il largo viale sontüoso
Conduce nella villa abbandonata,
Aperta, dove l'alta sala ornata
È piena di frescura e di riposo.
Errando nel tepor del mezzogiorno,
Due vaghi amanti innanzi a quella villa
S'arrestan contemplando la tranquilla
Vista pensosi e il muto parco intorno,
Il vecchio giardiniere ai vaghi amanti
Mostra la casa, e lor dice una storia
D'amor celati e di trascorsa gloria,
Di luminosi giorni e amari pianti—
E d'una principessa innamorata,
Da ognun respinta e fiera del suo fallo…
—E la descrive—amazzone, a cavallo
Passare per la strada ombreggïata—
Amorosa sedere in sul terrazzo
All'ora del tramonto a Lui vicino,
—Poi sollevare uscendo dal giardino
Con la piccola mano il greve arazzo.
* *
I vaghi amanti erraron fino a sera
Tra le aiuole e i sentieri, e nelle vaste
Gallerie, su e giù tra le rimaste
Gaie memorie d'una gioia vera.
Il sorridente amor loro appariva
Il sovvenir d'un sentimento fido,
La lunga festa del nascosto nido,
La passion che nel desir si avviva,
I rai del sol sulle sboccianti rose
E la profonda gioia contenuta
E il ridere argentino fra la muta
Complicità festosa delle cose.
Ridean le cose. Un'allegria infinita
Usciva dai cespugli, dai viali,
E tra i profumi e un vivo batter d'ali
Nell'ebbrezza la mente era smarrita.