E desiaron di restare. L'alma
Dovea goder più dolcemente e forte
In un tal sito l'indulgente sorte
Che permetteva lor sì dolce calma.
* * *
Ma l'ombra scese della sera, a poco
A poco invase il cielo ed ogni loco,
E stese un velo sui ricordi lieti.
S'adombraron le lucide pareti,
Smorti si fero i bei colori, spenti
Gli estremi bagliori aurei correnti
In su le stoffe sontuose e oscure,
Sulle quali vivevan le figure
Dipinte una esistenza tenebrosa
Mentre morìa la vita vera. Ascosa
Malinconia sorgeva nei recessi
Amati dove dagli Dei concessi
Divini istanti eran trascorsi.
E voci
Sorger pareano arcane—e dubbi atroci
Mormoravano allora e di segreti
Dolor non anco espressi dai poeti
Svelavano a metà l'atro mistero,
Senza parole definite, il vero
Nudo mostrando e la fuggente gioia.
E lo spettro s'alzava della Noia
Regina alfine, ed i sospetti muti
S'infiltravan siccome dardi acuti
Per l'alme scosse nella giovin fede.
E si sentia che l'uomo, triste erede
Di colpe antiche e di fralezze vili,
Sol può tener con vincoli sottili
Per un istante l'alta, passaggiera
Felicità, senza misura, intera.
Piangean le cose—una tristezza immensa
S'alzava ovunque; si facea più densa
La tenebra che ai cuori s'infiltrava.—
Nello sconforto che la mente aggrava
I rosei sogni già finiano in pianto—
Rotto pei due era il soave incanto—
La villa, prima gaia e ospitaliera
Nel dì sereno, or diventava nera,
Arcigna e chiusa in ostile rifiuto.
Sacrileghi sentiansi entro quel muto
Tempio dal Dio crudele abbandonato
Su cui librava il minacciar del Fato
Uguale sempre e che si fugge invano.
Il desire parea fatto lontano.
Ed un fantasma incontro a lor venìa
Che avea sul volto il Duolo e l'Ironia,
La sazietà e la gioia bugiarda,
L'ipocrita pietà per cui s'attarda
L'amor che menzognero ancor sorride.
Il vecchio giardiniere allora vide
Fuggire i due amanti impalliditi:
—La bella villa dai cortesi inviti
Or sembrava un soggiorno di iattura,
—Scansando il malaugurio, dalle mura
Usciron presto del giardin deserto,
E ripresero il lor cammino incerto.