Il palazzo è di marmo, e le fontane
Ebber zampilli lieti e gorgoglianti;
Sovra i pilastri due leon rampanti
Superbi ancora alzan le zanne vane.

Il cancello ad ornati irti e pesanti,
Semiaperto, cadente, alle lontane
Ville ricorda ancor le pompe insane
E le feste e gli amori e gli alti vanti,

Ma l'erba intanto cresce in sul viale,
La ruggine corrode i gran blasoni,
E stanno chiuse le istoriate sale,

Ahi, prive di chiarore e di canzoni!
—La noia regna in fra le due grand'ale
E con l'edera sale pei balconi.

XXI.

RISPOSTA A H. CAZALIS

Credete che la forma passaggiera
Dalla materia eterna ch'è sua culla,
Come caduta in mar goccia leggiera
Disparirà nell'ocean del nulla.

Sperate che il destin che si trastulla
Con l'alma nostra rifulgente e nera,
Allor che lascerem la terra brulla
Ne affogherà dentro una notte vera.

Ma v'ingannate: eterna è la condanna.
Desire ignoto gli scomparsi affanna;
Nasce chi muore, ad altro sol gettato.

Ma forse il dì della stanchezza estrema
Comprenderemo alfin tutto il poema,
Ed in quel dì perdoneremo al fato.