E mentre qui trovano alfine il porto,
Il rimpianto e la lode i tuoi poemi,
E rivivono i primi con li estremi,
—Or che sei morto—
Tu forse già mutato in altra forma
Gioisci d'una gloria assai più pura,
Di qualche nuova vita nella norma
A noi oscura.
Ma nella tomba o in nuovi dì raggianti
Hai scordato, non vedi e non ascolti,
Ed ignori i pigmei a te rivolti,
Ora inneggianti!
XXXIV.
THÈOPHILE GAUTIER*
* Dal libro Le Tombeau de Théophile Gautier
(Paris, Lemerre, 1873).
Sereno, e stanco di vicende umane,
Questa terra inquieta egli ha lasciato.
Egli, il Maestro, delle forme arcane
Innamorato.
Era forte nell'arte—era il leone.
Ne possedea la maestà severa,
Lo sguardo assorto in calma visïone,
E la criniera.
Risuscitò l'ignota poesia,
Evocando col suo desir possente
Il fulgore infocato e la magìa
Dell'Orïente,
I monumenti sotto il cielo aperto
Nella tòrrida luce polverosa,
E la sublime noia del deserto
Senza una rosa.