Inorridito per le larve pallide,
Mentre fugge accecato dalle spade,
Ode dal fiume la canzon d'Ofelia
E il sovvenir lo invade.

E l'immensa caverna ognora stendesi
Da ogni lato nel mondo interïore,
O tenebrosa nel delitto o rosea
Nel mistero d'amore.

E l'uomo vi si perde senza guida,
Oppresso, ammaliato, smorto, anelo…
Ma pur fra il tenebrore e fra le strida
Scorge un lembo di cielo.

Nè bello il vide mai qual nella plumbea
Notte di quelle stanze sontüose
Illuminar da una fessura tenue
Le più sordide cose.

Passan guerrieri spaventosi e taciti,
Passan regine pel rimorso scarne,
Tornan sibille con l'antico dubbio
Lo spirto a affaticarne.

Contorce il riso il labbro del buffone,
E intanto al suoi cade una testa mozza…
Vicino al canticchiare del beone
La passïon singhiozza,

La più gentil pietà vive in Cordelia
Eternamente—e ognora Otello latra;
Vince ogni senno con le forme olimpiche
L'imperïal Cleopatra.

Or tu, sublime attore, alta una fiaccola
Scotendo in mano, discendesti al fondo
Della buia caverna in cui nascondesi
Entro la terra un mondo.

Animoso scendesti del Poeta
Nel vasto impero ove il volgo si tedia,
E forzasti a parlar, possente atleta,
La velata tragedia.

E il popol vide corruscar di rùtili
Gemme la vôlta, e le pareti in fiamma
Pareangli allora che la vita scorrere
Sentivasi nel dramma.