Stendeasi in là, vastissima pianura,
Il suol dell'India;
Il sacro suoi della gran fede oscura
Pieno di tènebre.
Pareva il mar d'alto portento gravido.
Irrequieto,
Ma la natura già potea conoscere
Il suo segreto.
Ecco, d'un tratto, l'onda si divide,
E sorge argentea
In mezzo al mar che intorno ad essa ride
Una conchiglia,
Vasta conchiglia illuminata, rosea,
Che par dischiuda
Cosa di ciel, poichè vi sorge Venere
Divina e nuda,
Ma paurosa ancor più della greca
Bellezza candida,
Chè bianca no, ma è d'un color che acceca,
Di bronzo splendido.
S'allieta il ciel, la luna vibra un raggio…
Ed ecco altera
Incanta allora in sua beltà terribile
Venere Nera.
XXXVIII.
INTERNO
A F. COPPÉE
Lontana dai rumor, chiara e quieta,
Addorme il core ed il pensier risveglia
La stanza del poeta,
Qui c'è l'impronta della lunga veglia,
Là stanno i libri che lo spirto adora,
Ovunque è sparsa una malìa segreta.