E d'onde dee tornar, di gloria cinto,
Al freddo abbraccio
Di lei che invano egli amerìa d'amore,
Mentr'ella ha il cor dal dover solo avvinto.
Ella tutto darebbe—e lo splendore
Delle sue caccie,
E le sale dorate ov'ella deve
Sotto un sorriso ascondere il dolore,
(Mentre la luce le fa il cor più greve)
E le magnifiche
Gemme pesanti sulle bianche spalle,
Pari a rugiade sparse sulla neve,
E le vesti per oro antico gialle,
E pur le candide
Storiche perle della sua corona,
E il feudo antico e monte e piano e valle,
Per un dì sol di vita vera e buona.
* * *
Sotto il terrazzo, per l'angusta via
Dalle libere frondi ottenebrata,
Un giovanetto pallido s'avvia
Verso la mèta della sua giornata.
La mèta incerta ov'ei sarà la sera,
La borgata ove forse avrà riparo.
Va col liuto ad armacollo e spera
Che il castellan non gli fia troppo avaro.
La chioma bruna scende in molli anella
Sul collo bianco e sul farsetto umile,
Ha l'occhio grande e ner, parvenza snella,
E il sorriso sul labbro giovanile,
Mentre lo sguardo è già pensoso e triste
E il magro viso è contro il mal già fiero
Come di chi traverso al duol persiste.
—Tal va l'ignoto e bello passaggiero.