MICUCCIO

(trattenendola a sedere) No, è inutile. Sentite?

(Giunge dal salone il suono del pianoforte e un coro salace e sguaiato d'operetta intonato, tra le risa, da tutti i commensali)

MICUCCIO

Lasciatela star lì.... Lì sta bene, al suo posto.... Io, poveretto.... L'ho veduta; m'è bastato.... O piuttosto.... andate pure voi di là.... Sentite come si ride? Io non voglio che si rida di me.... Me ne vado....

MARTA

(interpretando nel peggior senso quella risoluzione improvvisa di Micuccio, cioè come un atto di sdegno, un moto di gelosia, dice tra le lagrime) Ma io.... io non posso più mica farle la guardia, figliuolo mio....

MICUCCIO

(leggendole a un tratto negli occhi il sospetto ch'egli non ha ancora avuto, le grida, rabbuiandosi volto) Perchè?

MARTA