(si smarrisce, si nasconde la faccia tra le mani, ma non riesce a frenar l'impeto delle lagrime irrompenti, e dice, soffocata dai singhiozzi) Sì, sì, vattene, figlio mio, vattene.... Non è più per te, hai ragione.... Se mi aveste dato ascolto....

MICUCCIO

(prorompendo, chino su lei, e strappandole a forza una mano dal volto) Dunque.... Ah, lei dunque, lei.... lei non è più degna di me!

(Il coro e il suono del pianoforte seguitano nel salone)

MARTA

(accenna, angosciata, piangente, di sì, di sì col capo, poi alza le mani giunte in preghiera, con atto così supplice e accorato che l'ira di Micuccio cade subito) Per carità, per carità, per pietà di me. Micuccio mio!

MICUCCIO

Basta, basta.... Me ne vado lo stesso.... Anzi, tanto più, ora.... Che sciocco, zia Marta: non lo avevo capito! Per questo.... tutta.... tutta nuda.... Non piangete.... Tanto, che ci fa? Fortuna.... fortuna.... (così dicendo, riprende la valigetta e il sacchetto e si avvia per uscire: ma gli viene in mente che lì, dentro il sacchetto, ci sono le belle lumìe che egli aveva portate a Teresina dal paese) Oh, guardate, zia Marta.... Guardate qua.... (scioglie la bocca al sacchetto e, facendo riparo d'un braccio, versa su la tavola i freschi frutti fragranti)

MARTA

Le lumìe! le nostre belle lumìe!