Alessandro
(nell'impeto dell'ira, per batterla, frenandosi) Spudorata!.... Ma di chi sei figlia, tu?!
Elisa
(accorre e quasi vuol strappare di mano ad Alessandro le lettere, mentre Eva è sempre curvata ai suoi piedi) Alessandro! Per carità, evitiamo una catastrofe, una sventura terribile...
Alessandro
(la fissa, terribile. Lunga pausa. Elisa abbassa gli occhi) Anche tu! (Silenzio. Poi, scostandola da sè colla mano e col gesto) Vai, vai, ti comprendo, tu.... (Poi pigliando per un braccio Eva, e scuotendola, e rialzandola da terra) E tu, su, su.... e dimmi, dimmi chi ti à insegnato a mentire così; dimmi che sangue sciagurato ài nelle vene, tu.... (Scuotendola sempre la rigetta da sè, ed essa ricade sul divano) Ài tradito tuo marito, un giovane buono, onesto, innamorato di te, che aveva fatto di te la sua vita, il suo unico pensiero, la sua madonna adorata. L'ài tradito! E non fu una passione, e non fu una disgrazia il tuo tradimento; fu il vizio, fu l'ambizione, la vanità, la leggerezza, il capriccio, fu il baco sciagurato che avevi nel sangue. Ne darai ragione a lui! Egli ti imporrà il suo castigo.... Ma ài mentito a me. Stamane mi ài giurata la tua innocenza, mi ài fatto convinto, colle tue lagrime, colle tue parole che dovevo difenderti, e mi ài imposto di difenderti, facendomi tuo complice nell'inganno indegno! E ài insultata tua madre (curvandosi poco a poco su di lei), buttandoti tra le sue braccia, e osando di paragonarti a lei. Chi ti autorizzava a tanta infamia? Io ti avevo insegnato ad amarla e a rispettarla, tua madre; avevo spesa tutta la vita in questa missione sacrosanta; avevo speso tutta la vita a infonderti nel sangue e nel cervello il più profondo rispetto e la più grande venerazione per una moglie onesta e per una madre illibata, acciocchè tu imparassi a costo di quale rigido assoluto adempimento dei propri doveri si acquista il diritto a quel rispetto e a quella venerazione. E gli esempi che ài avuti, e i sentimenti che ti ò ispirati non ti dànno, non possono darti oggi nessuna ragione di scusa.... Non potevi dire, non avevi il diritto di dire: à fatto così anche mia madre. E tu l'ài detto, tu, colpevole, buttandoti tra le braccia di lei che.... io ti ò insegnato ad amare e a rispettare come la più santa delle donne. Capisci cosa ài fatto? Capisci a qual punto di degradazione sei giunta? Di'! di'! parla sciagurata, difenditi adesso se lo puoi....
Eva
(con un fil di voce) Non pensavo che al mio bambino.... Tutto pur di salvarlo, di non vedermelo portar via!
Alessandro
Ah! il bambino, tuo figlio! al tuo bambino, a tuo figlio dovevi pensare quando eri sul punto di fallare, di venir meno ai tuoi doveri. Allora! Ma l'affetto della madre si risvegliò dopo soltanto, nevvero? Allora, là per là, quando il vizio trascina, il pensiero dei figli non c'è, è ben lontano; dopo, dopo, ci si pensa.... (Sollevandosi) Eccolo qua, eccolo qua, il frutto dei miei sacrifici, di tutte le mie pene, di tutto il mio grande amore di padre. E dire che per te, per te sola, nel pensiero dite, ò fatto.... (Si arresta spaurito; si tura la bocca coi pugni; à un impeto di commozione, uno scoppio di pianto e ricade sulla poltrona, dall'altro lato della scena).