[612]. Platee greco-arabiche de’ vassalli del vescovo in Catania e in Aci, delle quali la seconda data del 1095 e la prima, rinnovata molti anni appresso, va riferita senza dubbio allo stesso tempo.
[613]. Diploma latino del 9 dicembre 1092 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 522, 523.
[614]. Diploma greco del 1123, presso Spata, Pergamene, ec., pag. 410.
[615]. Diploma greco-latino del 1132, presso Spata, op. cit., pag. 426.
[616]. Diploma arabo-greco del 1172, nel Tabulario, ec. della Cappella Palatina di Palermo, pag. 30 e seg. Quivi tra i testimonii della delimitazione di un podere, sono nominati Giovanni figlio dello ammiraglio Giorgio, Niccolò Logoteta, Abu Tâib e Mukhlûf, detti nel testo greco οι καΐτοι τῶν τοξότων e nella parafrasi arabica kaix degli Arcieri ed un γέρον καΐτος Chapzis (leggesi Hamza), il quale nell’arabico è detto sceikh e kâid senz’altro. Nel testo greco inoltre è data la qualità di kaid a un Niccolò che nell’arabico è detto Farrâse (gli editori lesser male Carasc) che significa propriamente cameriere, colui che bada a’ tappeti, ai letti, ec.
Così questo diploma cita dei kâid delle tre classi poste da noi, cioè i primi quattro condottieri, il quinto nobile, e il sesto cameriere di corte.
Ritornando alla prima classe, si rammenti che Ibn-Giobair fa menzione di una schiera di schiavi negri musulmani, i quali servivano Guglielmo II sotto un kâid della stessa lor gente: nel Journal Asiatique, dicembre 1815, pag, 509, e traduzione francese pag. 540; e nell’Archivio Storico Italiano Appendice al vol. IV, pag. 33.
[617]. Kâid Barûn, direttore, diremmo noi, del Demanio; diploma dell’aprile 1150, mal pubblicato dal Caruso nella Biblioteca Sacra, ec. Palermo, 1834, pag. 28, del quale ho miglior copia per cortesia del professore Cusa. Pare sia lo stesso paggio (fatâ) Barun, il cui nome si legge in un frammento d’iscrizione monumentale nella casa del Municipio di Termini. Imâd-Eddin, nella Kharida (Biblioteca Arabo-Sicula, testo, pag. 581,) novera tra i poeti siciliani un Giâfar-ibn-Barûn.
Gaitus Ricon (?) domini regis Magister Camerarius et familiaris, e Gaytus Maranus, domini regis magister et familiaris, soscritti in un diploma del 1167, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 25.
Καΐτος Βονλκατάχ, uno degli Arconti della corte, diploma greco del 1168, presso Spata, op. cit., pag. 440.