Caitus Riccardus, capo dei Segreti, diploma di origine greca, dato il 1169, traduzione latina, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1017, e il medesimo in un diploma greco del 1183, presso Spata, op. cit., pag. 291.

Gaitus Martinus, già morto, camerario del re. Diploma latino del 1172, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 454.

Gaytus Johannes, camerario del re. Diploma latino-arabico del 1187, nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 37, 38. Quivi è citato nel lesto latino il Gaytus Riccardus di cui si è detto poc’anzi, e lo si vede soscritto in arabico tra i testimonii col titolo di Kâid. Al contrario il Gaytus Giovanni è pria nominato e poi sottoscritto nel testo arabico Fatâ, cioè paggio della corte e Fatâ anco un Ammâr testimonio. Il Morso, il quale trascrisse e tradusse cotesto diploma, lesse erroneamente in luogo di Fatâ la voce Kata che non significa nulla, e identificò questa con Gaytus, cioè Kâid.

[618]. Presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 463.

[619]. Testo nel Journal Asiatique, dicembre 1845, pag. 552, e nella edizione di Wright, pag. 315; traduzione francese nel detto Journal, gennaio 1846, pag. 203; e traduzione italiana nell’Archivio Storico italiano, vol. IV, Appendice nº 16, pag. 46.

Lo stesso autore, edizione del Wright, pag. 146, denota con la voce Za’im il capo d’una tribù araba ch’ei vide cavalcare allato a Self-el-islam, fratello di Saladino, quando quegli entrava solennemente alla Mecca. Il Kamûs le dà lo stesso significato di capo d’una gente e signore; colui che ha dritto di parlare a nome della gente o se ne fa mallevadore. Mawerdi, scrittore di Baghdad al X secolo, chiama Zâim il capo supremo d’un esercito, testo, edizione Enger, pag. 67; e Makrizi, narrando la morte del Sultano mamluko Khalil che seguì allo scorcio del XIII secolo, gli mette in bocca le parole ch’ei non si tenesse principe, ma solo Za’im dell’esercito: Histoire des Sultans Mamlouks, traduzione di Quatrémère, tomo II, parte I, pag. 153. Si vegga anche il Lobb-el-Lobâb, pag. 108, 109 del Supplemento. Da ciò si ritrae come, non ostante i significati particolari presi in varie circostanze, questo vocabolo torni sempre a capo elettivo o ereditario, e di fatto si avvicini di molto al barone del medio evo cristiano.

[620]. Gaytus Micheret de Jatino, testimonio in un diploma latino del 1133 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774.

Gaitus Abdi Malach, venditor di un podere al Vescovo di Girgenti tra il 1157 e il 1171, presso Pirro; op. cit., pag. 698.

Gaitus Maimon e καϊτ ἀυδερραχμεν, de’ Saraceni di Siracusa; Gaitus Hamar, e Gaitus Brahim di que’ del vicino casale di Aguglia, testimonii in un diploma greco latino del 1172, presso Spata, Pergamene, ec., pag. 414.

Gaytus Ramun di Michiken.... Gaytus Humur dello stesso luogo, Gaytus Aly-el-Bonifati di Gurfa.... Gaytus Abdelguaiti, id... Gaytus Aly Petruliti di Yhale.... Gaytus Husein di Cassaro (in val di Mazara) testiinonii con altri molti, in un atto greco-arabico del 1175, del quale una traduzione latina del XIII secolo si legge presso Gregorio, De supputandis, etc., pag. 52 segg., e presso Spata, Pergamene, pag. 453. Alcun di costoro è intitolato anche Sceikh, come il Kâid Hamza, di cui nel diploma del 1172 citato qui innanzi, pag. 262 nota 3.