[739]. Malaterra, lib. IV, cap. xxix, presso Caruso, Bibl. Sicula, p. 247.

[740]. Malaterra, lib. IV, cap. vij, op. cit., pag. 231.

[741]. Malaterra, l. c.

[742]. Per abbreviare, mi riferisco al Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. ij, nota 13 e 15, su le concessioni feudali ch’ebbero i prelati.

[743]. Gregorio, op. cit., lib. I, cap. vj, pag. 130.

[744]. Gli stati di Ibn-Menkut, Ibn-Hawasci, Ibn-Meklati e della repubblica di Palermo, e quello d’Ibn-Thimna, surto più tardi, rispondono, su per giù, alle diocesi di Mazara, Girgenti, Catania, Palermo e Siracusa. Il Val Demone che die’ le diocesi di Messina e di Patti, era distinto d’altronde per la popolazione cristiana. Si vegga il nostro libro IV, cap. xij e xv, pag. 420 e 549 del 2º volume.

[745]. Le prime sei furono Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, Mazara, già nominate, 7. Patti e Lipari vescovo (1131) 8. Archimandrita di Messina, 9. Cefalù (1145), 10. Morreale (1182), 11. Lipari sola (1399), 12. Nicosia (1816), 13. Caltagirone (1816), 14. Piazza (1817), 15. Noto (1844), 16. Trapani (1844), 17. Caltanissetta (1844), 18. Vescovo di rito greco in Palermo: senza contare il vescovo di Malta (1089), nè la giurisdizione eccezionale dell’Abate di Santa Lucia, nè la sede d’Acireale, decretata il 1844 e poi non istituita.

[746]. Sendo stato quel di Palermo il solo vescovo che rimase in Sicilia poco innanzi il conquisto normanno, il conte Ruggiero fissò la diocesi per esclusione, descrivendo, tra il 1082 e il 1093, le tre che la circondavano. E però il primo atto che contenga la lista delle terre della diocesi palermitana scende fino al 1122.

[747]. Lib. IV, cap. iv, pag. 274 segg. del 2º volume.

[748]. Edrisi, testo, nella Biblioteca Arabo-Sicula, pagg. 32, 36, 37, 39, 40, 41, 42, 44, 50, 52, 55. Lo stesso autore parla degli iklîm nella descrizione d’altri paesi, per esempio dell’Affrica e della Spagna, come può vedersi nella traduzione francese de’ sigg. Dozy e De Goeje, a’ luoghi citati nel loro glossario sotto la voce iklîm.