[767]. Si vegga il nostro lib. II, cap. xij, pag. 465 segg. del 1º volume.
Il Malaterra, lib. II, cap. x, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 208, fa menzione della provincia di Noto, durante la guerra del Conte e in particolare verso il 1076. Ma oltrechè questo fatto non implicherebbe che il Conte, insignoritosi dell’isola, avesse mantenuta quella provincia, la narrazione porta più tosto a credere che si trattasse del territorio della città, o forse del distretto o iklîm. Si vegga il cap. vj del presente nostro libro, pag. 153, del volume, dove abbiamo nominato il Val di Noto per indicare il luogo, non per attribuire all’XI secolo questa denominazione di geografia politica.
[768]. Anonymi historia sicula, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 856.
[769]. Malaterra, lib. IV, cap. xviij.
[770]. Malaterra, lib. IV, cap. xxv. Il testo porta che del 1079 la principessa, accompagnata da un vescovo e da parecchi altri cortigiani, con una scorta di 500 lance, andò a Termini; ch’ella proseguì il viaggio per mare usque Pannoniam; e che indi, apparecchiatele navi e date le vele a’ venti, arrivò, per prospero viaggio, al porto d’Alba (Alba maris, Blandona, Biograd, Zara vecchia) appartenente al re d’Ungheria. Senza dubbio quell’«usque Pannoniam» è erroneo e va corretto usque Panormum, come si legge in una variante data dal Caruso, pag. 344 (Muratori, V, 599). Noi possiamo riconoscere in parte la strada che tenne il cortèo fino a Termini, e conchiudere che movea da Traina. I documenti che citeremo qui innanzi, pag. 340, nota 3, ci mostrano che nel 1094 una «strada regia» passava per Traina; che nel 1096 una «strada francese» dalla sorgente del fiume Torto, ossia da’ dintorni di Vicari, andava a Levante, cioè verso Traina; e che nel 1132 una strada correa da Palermo a Vicari, Castronovo, Petralia. Senza dubbio il corteo della sposa battè quello stradale militare. Perchè poi fosse ito a Termini piuttosto che a Palermo, si può ben ritrovare, senza il supposto che la strada del 1132 non fosse aperta il 1097. Palermo appartenne tutta a’ Duchi di Puglia, fino al 1091; quando ne fu ceduta una metà al conte Ruggiero. Or egli è verosimile, per non dir necessario, che, tra parenti così sospettosi, e non senza ragione, i patti della cessione vietassero l’entrata di nuove forze militari dell’uno o dell’altro nel territorio comune: e forza considerevolissima erano 300 militi, ossia circa 1000 cavalli. Sembra dunque che la scorta abbia lasciata la principessa alla frontiera del territorio proprio del Conte, ch’era Termini, e ch’ella, accompagnata da’ grandi della Corte, sia andata per mare nel gran porto di Palermo, dove si allestì l’armatetta che poi la recò nell’Adriatico.
[771]. Diplomi arabici della Cattedrale di Palermo, il primo de’ quali fu citato e il secondo pubblicato dal Gregorio, De Supputandis, pag. 34, a 39. Tra gli altri errori, il Gregorio prese per nome proprio la trascrizione arabica della voce Stratego. Un po’ meno infelicemente, il professore Caruso ristampò l’uno e pubblicò l’altro nella Biblioteca Sacra, Tomo II, Palermo, 1834, pag. 46, segg., 55, segg. Io ne ho avute, per cortesia del professor Cusa, due buone copie cavate dall’originale. Alla fine del primo, in luogo dell’era barbara, che suppose il Gregorio e il Caruso copiò, va letto: «con la data di marzo». Questo Abu-Taib, figliuolo, come dicono i diplomi, dello sceikh Stefano, sembra di famiglia musulmana convertita e forse di quelle indigene che, dopo avere abbracciato I’islam, ritornarono al cristianesimo. Ei mi pare identico con l’Eugenio detto il Bello (Τοῦ καλοῦ e l’è traduzione letterale di Abu-Taib) segreto della corte, secondo un diploma del 1183, presso Spata, Pergamene, pag. 293; lo stesso che nella traduzione latina d’un diploma greco, presso Gregorio, De Supputandis, pag. 54 segg. e presso Spata, op. cit., pag. 452 segg. è detto Eugenio de Cales. La voce Biccari, a pag. 57 del Gregorio, e Biccaib, a pag. 454 dello Spata, va corretta Bittaib, ch’è il nome Abu-Taib, pronunziato volgarmente e messo al genitivo. Ho scritte le lettere N-zh-r-d come le veggo nelle copie, e le suppongo nome topografico, non casato sì come parve al Gregorio e al Caruso. Ma non trovo riscontro ne’ nomi topografici di quel contorno de’ quali sappiamo pur molti. La forma de’ caratteri, mutati i punti, mi fa pensare a Battelari, il quale luogo si vegga nella mia Carte Comparée de la Sicile, pag. 29.
[772]. Presso Spata, Pergamene, pag. 434. Il nome del comune manca; ma il diploma appartenea al vescovato di Cefalù.
[773]. Considerazioni, lib. I, cap. iij.
[774]. Il Gregorio stesso, dopo avere sostenuto nel lib. I, la esclusiva competenza criminale, pubblicava nel lib. II, cap. ij, nota 32, la traduzione d’un diploma greco del 1172, dal quale risulta che in quell’anno medesimo e al tempo dell’arcivescovo Roberto (1090-1108), lo stratego di Messina esercitava giurisdizione civile. Si vegga d’altronde su la competenza di quel magistrato, l’Hartwig, Codex juris municipalis Siciliæ, Parte I, pag. 32 segg.
Inoltre lo stratego di Demenna esercitava giurisdizione civile, secondo un diploma greco del 1136, presso Spata, Pergamene, pag. 265; e così anco lo stratego di Centorbi, secondo un diploma del 1183. op. cit., pag. 293. Operano gli strateghi come agenti del Demanio regio in Giattini (così va letto, non Catinae, e sparisce indi lo stratego di Catania supposto dal Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. iij, nota 6) secondo un diploma latino del 1133, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 774; e in Siracusa secondo un diploma greco-latino del 1172, presso Spata, Pergamene, pag. 443, 444.