[775]. Gregorio, op. cit., lib. I, cap. iij, nota 20. Nel Diploma del 1172, citato poc’anzi, è nominato, oltre lo stratego, anche il vicecomite di Siracusa.
[776]. Intorno i vicecomiti in Italia si vegga Hegel, Storia de’ Municipi italiani, versione italiana, pagg. 128, 441, 473.
[777]. Ibn-Giobair, nel Journal Asiatique, genn. 1846, pag. 80, e nell’Archivio Storico Italiano, Appendice, nº 16. pag. 32, dice del cadì di Palermo che giudicava le liti tra i Musulmani, sotto Guglielmo II. Il nome dell’uficio comparisce in un diploma greco, del 1143, presso Morso, Palermo antico, pag. 306; la giurisdizione poi nelle seguenti carte: 1123, greca, presso Spata, Pergamene, pag. 410; 1137, arabica inedita della Cappella palatina di Palermo; 1161, arabica inedita della Commenda della Magione di Palermo, oggi nel regio Archivio; 1202 latina, presso Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. vij, nota 7.
Si avverta che la prima e l’ultima mostrano funzioni di giudice e le due altre quel che noi chiamiamo pubblico ministero, a tutela delle donne e de’ minori. Molti altri contratti di vendita sono stipulati, come di ragione, dinanzi testimonii, senza intervento del cadi.
Il cadi di Lucera, dopo la deportazione dei Musulmani di Sicilia in Terraferma, è citato in un diploma dell’imperator Federigo, dato il 25 dicembre 1239, nella edizione Carcani, pag. 30, e nell’Historia Diplomatica Friderici II, tomo V, pag. 627-628.
Ibn Giobair, op. cit., pag. 87, e traduzione italiana, pag. 35, dice dello Hakim di Trapani, innanzi il quale era stata attestata l’apparizione della nuova luna, per determinare legalmente i giorni del digiuno di ramadhan. Il titolo di Hakim dato al primo magistrato di Malta, viene evidentemente da’ tempi musulmani, passando pei normanni.
[778]. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. iij; Hartwig, Codex Juris municipalis Siciliæ, Parte I.
[779]. Gregorio, Considerazioni. lib. I, v e vj.
[780]. Si vegga il capitolo precedente, pag. 245, nota 2. In fin del ruolo di Aci, quivi citato, ch’è dato di Messina il 6603 (1095) si dice che tutte le platee del paese del Conte e di quelli de’ suoi terrieri, erano state scrìtte in Mazara il 6601; e quindi si ordina che se alcuno degli Agareni notato nel presente ruolo si trovasse in quegli altri, ei fosse immediatamente reso dal vescovo di Catania a chi di dritto. Lo stesso si scorge dal preambolo di un ruolo arabo-greco dei villani di Catania, dato il 1144.
[781]. La voce rab’, al plurale ribâ’ fu studiata da Mr. De Sacy e, con buone autorità, tradotta casa, nella Rélation de l’Egypte par Abdallatif, pag. 303, nota. Ma in cotesto significato la sembra idiotismo dell’Egitto. Il significato di podere, che ha evidentemente questa voce ne’ diplomi di Sicilia e nella geografia di Edrisi, ritrovasi anco in Azraki, Storia della Mecca, e l’è tolto probabilmente da scritture de’ primi tempi dell’islamismo. Senza citare tutti i diplomi arabici della Sicilia ne’ quali occorre questa voce, ricorderò quelli del 1149 e 1154, il primo de’ quali presso Gregorio, De Supputandis, pag. 34, e l’altro nella Biblioteca Sacra per la Sicilia, tom. II, pag. 46. Nelle traduzioni ufiziali di Sicilia del XII secolo, rab’ è reso in latino cultura, terræ laboratoriæ, al collettivo, e terræ senz’altro (diploma del 1182, testo arabico inedito; la traduzione latina pubblicata da Del Giudice, Descrizione del real tempio, ec. in una delle appendici, nella quale i luoghi ch’io cito si ritrovano a pagg. 10, 12 e 18) e altrove in greco τετραμέρως, che pare scambio con la voce rub’ «quarta parte» derivata dalla stessa radice (diploma del 1172, greco-arabo, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 29, 30).