[788]. Nel diploma arabico del 544 (1449-50) in favore del Monistero di Santa Maria de Gurguro, oggi detto della Grazia, presso Palermo, si legge che i confini di certi poderetti assegnati a’ villani della detta Chiesa da un delegato del governo, erano stati registrati nel difter-el-hodûd del Diwan di Riscontro della Tesoreria. Questo diploma, citato dal Gregorio De Supputandis, pag. 38, nota a, fu poi pubblicato dal professor Caruso nella Biblioteca Sacra, vol. II, pag. 58. Un diploma del 1169, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1017, nel quale fu trascritto il sigillo (diploma) del conte Ruggiero a favor del Monastero di San Michele Arcangelo in Traina, aggiugne: Solam enim divisionem prædictam casalis Busceniæ in fine sigilli denotatam, quoniam totaliter literæ deletæ erant et non poterant clare legi, transcripsit ex quinternis magni secreti in quo (sic) continentur confines Siciliæ, ut certe habeas in futurum, etc. Prova anco il mio assunto il diploma di Morreale del 1182, del quale il testo è inedito, e la versione latina, contemporanea ed ufiziale, fu pubblicata da Del Giudice. Questa ha in fine: Has autem divisas predictas a deptariis nostris de saracenico in latinum transferri precipimus; mentre nel testo arabico si legge essere stato trascritto il diploma dai difter del Diwan-et-Tahkik-el-Ma’mûr. Si noti che un diploma arabo-greco del 1151, del quale la parte arabica è inedita e la greca è stata pubblicata dallo Spata, Cimelio del Monastero di Morreale, Palermo, 1865, in-12, pag. 59, segg. si contengono al paro i nomi de’ villani e i confini del podere. Similmente in un altro diploma arabico inedito di Morreale dato il 1178, per lo quale furon donati alla Chiesa di Morreale de’ poderi in Corleone e Calatrasi, il re ordinava al Diwan-et-Tahkik-el-Ma’mûr di cavare dai difter del diwano e dalle antiche giarâid (platee o ruoli) la descrizione de’ poderi e i nomi de’ villani.
[789]. Un diploma arabico della Chiesa di Palermo fa supporre che i beni allodiali fossero anch’essi registrati nel catasto dello Ufizio di Riscontro della Tesoreria. Niccolò Askar, famiglio del Kasr-el-Ma’mûr (la cittadella regia, l’Halka) di Palermo comperava una casa di proprietà di Zeinab figlia di Abd-Allah-el-Ansari, posta nel Cassaro antico della città, presso la Bab-es-Sudân (Porta de’ Negri). Metto io da parte, perchè dubito delle lezioni del testo arabico, il nome del magistrato e il titolo del diwan che aveano autorizzata cotesta vendita, accertati che il danaro servisse a quella donna per riscattarsi dalle mani di certi stranieri Rûm che l’avean presa (se fossero stati i Lombardi?). E venendo al presente nostro argomento, noto che il passaggio di proprietà fu registrato nei difter del Diwan-el-Ma’mûr, come si legge in piè del diploma. L’atto di vendita è dato «il 7 settembre, corrispondente al mese arabico di scia’ban del 587» (1191) e la registrazione nell’uficio di riscontro del tesoro, il 10 ottobre (così io leggo) della IXª indizione.
Ognun vede che Ma’mûr, ne’ due luoghi citati, torna a regio precisamente, come abbiam detto poc’anzi, pag. 322. nota 2. Di questo diploma la più parte fu pubblicata, con molti errori, dal Gregorio, De Supputandis, pag. 40. seg. Ne ho avuta dal Prof. Cusa una buona copia, cavata dal testo originale.
Debbo intanto avvertire che gli atti più antichi di vendita, de’ quali abbiamo il testo arabico, non sembrano registrati all’ufizio di riscontro. Era dunque innovazione degli ultimi anni di Guglielmo II, ovvero formalità che solea trascurarsi, quando l’atto non capitava, come questo, nelle mani del pubblico ministero?
In ogni modo i defetir-el-hodûd, ossia quinterni magni Secreti, sembrano veri catasti dove fossero descritti i confini di ciascun podere, non già que’ del solo territorio di ciascun paese o iklîm.
[790]. Con tal supposto il Gregorio comincia il citato cap. iv del lib. II, delle Considerazioni.
[791]. Diploma presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 522. Notisi che questo diploma è scritto originalmente in latino, onde il termine che occorre due volte, quando Northmanni primum transierunt in Siciliam, non può venir da errore di traduzione.
[792]. Si vegga questo medesimo libro, cap. viij, pag. 247 segg., 253 segg. del presente volume.
[793]. Si vegga il Gregorio, Considerazioni, lib. 1, cap. iv, e particolarmente la nota 21. Ma gli squarci di carte siciliane del XII, XIII e XIV secolo quivi trascritti, fanno sospettare qualche errore di copia. Ed errore o bugia dee sospettarsi nel diploma del 1274, dove descrivendo le decime solite a riscuotersi dalla cattedrale di Palermo su le gabelle antiche del fisco, si la salire la decima a ventidue tarì d’oro e grani due sopra ogni cento tarì entrati nelle casse regie. Sarebbe stata una bella decima: poco men che la quarta parte!
[794]. Si vegga il capitolo precedente, pag. 255 nota 1. Mi par bene di spiegare qui perchè io renda con l’italiano “canova” il vocabolo arabico dokkân.