[817]. Makrizi, Kitâb-el-Mewâ’iz, (Descrizione dell’Egitto) testo arabico, tomo I, pagg. 482 e 483.

[818]. Ancorchè io risguardi M. De Slane come mio maestro in arabico, non posso accettare la traduzione ch’egli dà di questo passo, Prolégomènes, parte II, pag. 40. «Elle se composait de navires qu’on faisait venir de tous les royaumes où l’on construisait des bâtiments. Chaque navire était sous les ordres d’un marin portant le titre de caïd, qui s’occupait uniquement de ce qui concernait l’armement, les combattants et la guerre; un autre officier, appelé le raïs, faisait marcher le vaisseau, etc.»

Secondo il testo arabico, edizione di Parigi, parte II, pag. 35, e di Rulâk, pag. 123, io tradurrei. “L’armata (spagnuola) era raccolta da tutto il reame. Di ciascun paese dato alla navigazione veniva un’armatetta, capitanata da un kâid, uomo di mare che badava alle cose della guerra, alle armi ed ai combattenti e da un rais (pilota) che avea cura della navigazione, ec.”

La differenza tra le due versioni è che io intendo “province” della Spagna la voce che M. de Slane rende “royaumes” e che alla voce ostûl (στόλος) do il significato ordinario di armatetta, quando M. de Slane la traduce «navire». E veramente, la voce Mamlaka, il cui plurale è usato qui dallo autore, significa “reame” ed anco “parte d’un reame:” e in ogni modo, al tempo d’Ibn-Khaldûn, erano ben ridivenute reami quelle che furono mere province sotto gli Omeiadi. D’altronde non si comprenderebbe come il califo di Spagna armasse i suoi legni «in tutti i reami» del Mediterraneo e dell’Oceano, che erano tutti nemici; nè com’egli accozzasse un’armata di dugento vele, prendendo «una nave» da ciascun paese della Spagna dato alla navigazione. Aggiungo che Ibn-Khaldûn, in moltissimi luoghi delle sue opere, dà alla voce ostul il significato ordinario di “armata” e non di “una nave.” Così negli stessi Prolegomeni, parte II, pag. 37, del testo di Parigi e in altri squarci del medesimo autore, raccolti da me nella Bibl. Arabo-Sicula, pag. 486, 487, 488 ec.

[819]. Si vegga qui sopra a pag. 278, note 2 e 3, e il cap. viij, a pag. 223, nota 5. Nel diploma per l’Archimandrita di Messina, dato il 1130, presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 973, prima colonna, leggiamo di un podere conceduto all’Archimandrita, cum terris, preeminentiis et datium marinariorum qui cum eo habitant. L’è traduzione dal greco, nella quale non veggo se si tratti del dazio pe’ marinai dovuto dagli abitatori, o del dazio su i marinai che soggiornavano in quel territorio. Un diploma del 1197, op. cit., p. 1289 fa supporre il primo caso anzi che il secondo.

[820]. Diplomi presso il Gregorio, Considerazioni, lib. II, cap. iv, nota 15.

[821]. Si veggano i cap. X e XIII della mia Guerra del vespro Siciliano, dove sono ricordate nella battaglia del golfo di Napoli del 1287, le galee di Milazzo, Lipari, Trapani, Siracusa, Catania, Agosta, Taormina, Cefalù, Eraclea, Licata, Sciacca.

[822]. Cap. xiij, pag. 428, segg. del 2º volume.

[823]. Si vegga il cap. ix, del presente libro, pag. 257.

[824]. Cap. v di questo medesimo libro, pagg. 136 a 139 del volume.