[825]. Cap. vi, pag. 161.
[826]. Cap. viij, pag. 210.
[827]. Testo, nella Biblioteca Arabo-sicula, pag. 41. Rendo con la voce primitivo il vocabolo Azali, che significa propriamente «senza principio, eterno quanto al principio, ec.» ciò che parlando de’ popoli noi diciamo impropriamente «aborigene.»
[828]. Mi si permetta questo vocabolo, che non è nella Crusca, ma nell’uso generale d’oggi, ed evita una anfibologia.
[829]. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 383. Quivi leggiamo ad magnam viam francigenam Castrinovi. Probabilmente l’è traduzione dal greco, portando l’anno costantinopolitano e leggendovisi la espressione Papæ veteris Romæ, che sa di bizantino. Tuttavia la lingua e lo stile la fanno supporre versione molto antica.
[830]. Un diploma greco-latino del 1132, presso Spata, Pergamene, pag. 424, fa menzione di una strada che dal podere di Mutata (ignoro il sito) conduceva a Petralia, Castronovo, Vicari e Palermo. Ancorchè nel latino si legga soltanto via, e manchi in questo passo il testo greco, mi sembra che si tratti del medesimo stradale francese.
[831]. Presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1012.
[832]. Diploma presso Pirro, op. cit., pag. 773.
[833]. Diploma del 6594 (1086) XIIª indizione, pubblicato dal Sig. Piaggia, Nuovi studii su la città di Milazzo, Palermo 1866, in-8 grande, pag. 68, nota 6. Goffredo Burrello, feudatario di Milazzo, descrivendo in questo diploma i limiti del podere detto Bucello nel territorio di quella città, li fa correre usque ad viam quae vadit a Sancto Philippo in villam Milatii, deinde constringendo per viam viam ad aliam frangigenam quae conjungitur prope mare ante villam Milatii, deinde revertetur per eamdem viam frangigenam usque ad mare, etc. Non debbo tacere che questo documento, copiato dai Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, e voltato già dal greco, come apparisce dall’èra costantinopolitana, fu alterato senza dubbio, sia nell’originale, sia nella traduzione. E veramente, oltrechè la XII indizione non torna nel 1086, noi troviamo il titolo di “Chiese messinese e trainese” e del “primo vescovo di esse Roberto”; ed egli è evidente che coteste parole non furono scritte nel detto anno, poichè allora non si potea dir che del Vescovato di Traina; sendo notissimo che il tramutamento della sede e la giunta di Chiesa messinese nella denominazione della diocesi, seguirono nel 1091. Ciò nondimeno non v’ha ragione di supporre inventata da qualche erudito del XVII o XVIII secolo la denominazione di via francese; e però io accetto questa testimonianza di un fatto materiale, la quale risalisce in qualunque modo al XII secolo.
[834]. Diploma arabico-latino del 15, maggio 1182, di cui la parte latina fu pubblicata da Del Giudice, Descrizione del Tempio di Morreale, Appendice, pag. 8 segg. e il testo arabico è inedito. Il luogo ch’io cito si trova a p. 11, della Descrizione, in fin della divisa di Bufurera, dove si legge viam exercitus, e ciò risponde perfettamente al testo arabico: tarik-el-’askar.