[53]. Tiraboschi, Storia della Letteratura Italiana, lib. IV, cap. III, § 8, si voltò con gran collera contro i Benedettini di Saint-Maur, i quali nella Histoire Littéraire de la France, tomo VIII, p. 488, ci rapivano questo Guglielmo di Puglia. Il signor Ruggiero Wilmans, tedesco, fa opera a rendercelo per varie ragioni accennate nella prefazione alla detta cronaca presso Pertz, Scriptores, tomo IX, p. 239, e più largamente discorse nell’Archivio Storico di Pertz, tomo X, p. 93, segg. Contuttociò Guglielmo, al nome ed alla parzialità sua contro i Longobardi, i Greci e gli abitatori della Puglia, mi sembra chierico venuto di Francia o nato in Italia in casa francese. Quel che parrebbe in bocca sua biasimo de’ Normanni, si trova a tanti doppii nel francese Malaterra, e suonava lode a usanza loro.
[54]. Il Malaterra, lib. I, cap. XXV, nota che in Calabria una volta il conte Ruggiero con quaranta suoi fedeli masnadieri plurimum penuriarum passus est, sed latrocinio armigerorum suorum in multis sustentabatur; quod quidem ad ejus ignominiam non dicimus, sed ipso ita præcipiente, adhuc viliora et reprehensibiliora de ipso scripturi sumus, ut pluribus patescat quam laboriose et cum quanta angustia a profunda paupertate ad summum culmen divitiarum vel honoris attingerit. In fondo dunque il vecchio conte Ruggiero se ne vantava.
[55]. Questa è la cronica che il Caruso pubblicò nella Bibliotheca Sicula, p. 827, segg., col titolo di Anonymi Historia Sicula; indi il Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo VIII, p. 740, segg., col titolo di Anonymi Vaticani Historia Sicula. La versione in antico francese che se ne trovava nello stesso MS. di Amato, è stata data alla luce da M. Champollion, op. cit., col titolo di Chronique de Robert Viscard. Non si può affatto assentire al dotto editor francese che l’autore sia Amato stesso. Se ne dee togliere in vero, come notava M. Champollion, tutta la parte che corre dal 1101 al 1283. Ma ciò che precede è compilazione scritta verso il 1146, come lo mostran le parole (presso Caruso, p. 856) Huic successit ille hominum maximus.... Rogerius.... rex Siciliæ, Tripolis Africæ.... le cui lodi l’autore, com’ei dice, non osava intraprendere. La continuazione comincia immediatamente dopo questo passo con le parole: Post mortem comitis Rogerii, prout confitetur in chronica, successit Rogerius ec.
Pongo la data del 1146, poichè vi si accenna il conquisto di Tripoli, non quel di Mehdia e di tutta la costiera che seguì il 1149. La diversità degli autori ch’io sostengo, è provata anche dalla incompatibilità di alcuni racconti, per esempio la diserzione di Ardoino, il tempo in cui Guglielmo Braccio di Ferro ebbe il comando di tutta la banda a Melfi ec.
[56]. Si vegga il Libro IV, cap. VII, p. 343, segg., del secondo volume.
[57]. Tale Gilberto Drengot, o Buatère, coi fratelli Rainolfo, Rodolfo, Anquetil ed Ormondo, su i quali si veggano: Amato, op. cit., lib. I, cap. XX; Rodolfo Glabro, Historiarum, lib. III, cap. I, nel Recueil des Historiens de la Gaule, tomo X, p. 25; e Guglielmo di Jumièges, lib. VII, cap. 30, presso Duchesne, Historiæ Normannorum Scriptores, p. 284. Gilberto aveva ucciso un Guglielmo Repostel che si vantava d’avergli sedotta una figliuola. I nomi son dati diversamente dai tre cronisti. Debbo avvertire che Amato qui dice regnante il duca Roberto di Normandia, onde il fatto andrebbe posposto al decennio 1026-35. Ma è da supporre sbagliato il nome anzichè il tempo.
[58]. Si vegga il Libro IV, cap. VII, p. 340 e 342 del secondo volume.
[59]. Secondo il biografo di Arrigo II, Acta Sanctorum, 14 luglio, p. 760, l’imperatore elesse Melo duca di Puglia, il quale morì a Bamberg. Lupo Protospatario, anno 1020, fa ricordo di Melo col titolo di duca di Puglia, che probabilmente gli era stato dato dai popoli o da’ suoi partigiani in Italia. Il monaco Ademaro della nobile casa di Chabanois, nella cronaca terminata verso il 1029, scrive che al tempo di Riccardo II duca di Normandia un Rodolfo con molti altri Normanni andavano armati a Roma, e, connivente papa Benedetto, assaltavano e guastavan la Puglia, vincean tre battaglie; poi sconfitti dai Russi e altri soldati dell’impero bizantino, molti n’erano condotti prigioni a Costantinopoli; e che per tre anni i Bizantini, per rancore o sospetto de’ Normanni, vietarono ai pellegrini occidentali il passaggio di Gerusalemme, senza dubbio per l’Italia meridionale. Nel Recueil des Historiens des Gaules, ec., tomo X, p. 156, Rodolfo Glabro, che scrisse verso il 1044, narra le prime imprese dei Normanni in Italia in questo modo: che il guerriero Rodolfo perseguitato da Riccardo di Normandia, andava a Roma; si appresentava a papa Benedetto; era confortato da lui a combattere i Greci nell’Italia meridionale; cominciava gli assalti; era rinforzato di innumerevoli Normanni vegnenti alla spicciolata con piacere del conte Riccardo; guadagnava due battaglie; ma dopo la terza, vedendo scemati i suoi, andava a chiedere aiuti all’imperatore ch’indi passò in Italia (1022). Dunque in Francia, una ventina d’anni dopo, si attribuiva al papa l’origine di questa guerra. Si vegga la storia di Glabro, lib. III, cap. I, nel Recueil des Historiens des Gaules ec., tomo X, p. 25, 26. Il guerriero Rodolfo è un de’ fratelli di Gilberto, di cui dicono Amato e Leone d’Ostia.
[60]. I cronisti non dicono espressamente di due fazioni a Bari, se non che nella guerra del 1051 e nell’assedio del 1071, quando l’occuparono i Normanni. Ma i casi di Melo, seguito dai Baresi, poi abbandonato, costretto a fuggire, e la moglie e il figliuolo di lui mandati dai cittadini a Costantinopoli, mostrano incominciate fin dal principio del secolo quelle fazioni che pur erano inevitabili. La plebe doveva essere amica dei Bizantini, e i nobili nemici.
[61]. Amato, lib. I, cap. XX, e Leone d’Ostia che lo copia, lib. II, cap. 37, dicono con molta brevità che i Normanni, invitati già a venire in Italia dal principe di Salerno, incontraron Melo a Capua, e che les coses necessaires de mengier el de boire lor furent données, de li seignor et bone gent de Ytalie. Il velo è molto trasparente. Guglielmo di Puglia, sia per render omaggio alle Muse, sia perchè la corte di Guiscardo dopo la iniqua occupazione di Salerno non amava a sentirsi ripetere che i principi di Salerno avessero chiamato i primi Normanni, esordisce dall’incontro fortuito dei pellegrini al santuario di Monte Gargano con uno straniero vestito di strane fogge, il quale scopre sè esser Melo, e agevolmente li persuade a far venire lor compatriotti ai suoi stipendii. Questo par di tutto punto un episodio poetico, contrario alla tradizione di Amato.