[62]. Leon d’Ostia, lib. II, cap. 37.

[63]. Si riscontrino: Amato, lib. I, cap. XXI, segg.; Guglielmo di Puglia, lib. I; Lupo Protospatario, anni 1017 a 1019; Annales Beneventani, 1017, presso Pertz, Scriptores, tomo III, p. 178; Leone d’Ostia, lib,. II, cap. 37, 38. I cronisti non si accordano sul numero delle battaglie vinte dai Normanni, e Amato solo narra la seconda sconfitta. Il traduttore di Amato, non comprendendo bene il testo, nel cap. XXII, suppone che tremila Normanni fossero venuti di Salerno dopo la battaglia di Canne; ma parmi inverosimile, e da correggersi come ho fatto.

[64]. Si riscontrino: Amato, lib. I, cap. XXIV, segg., e lib. II, cap. I a VII; Guglielmo di Puglia, lib. I; Lupo Protospatario, anno 1021, segg. Il Malaterra, tacendo le imprese dei Normanni prima della venuta di Guglielmo di Hauteville, spiega pur molto precisamente nel lib. I, cap. VI, l’indole delle compagnie normanne innanzi il 1040.

[65]. Dopo la battaglia di Canne (1019) scrive Amato: Et de li Normant non remainstrent se non cinc cent et vj grant home de li Normant remainstrent, de liquel ij remainstrent avec Athenulfe ec., lib. I, cap. XXII. L’Imperatore Arrigo I, nel 1022, avea lasciato in un castello dei nipoti di Melo ventiquattro cavalieri normanni capitanati da un Trostaino. Amato, lib. I, cap. XXIX e XXXII. Nel 1040 i 300 Normanni venuti d’Aversa in aiuto d’Ardoino, ubbidivano come innanzi diremo a dodici condottieri uguali tra loro. Dunque nel primo caso una compagnia somma ad 80 cavalli, e nei due secondi a 25.

[66]. Libro IV, cap. X, p. 380 e 389, segg., del secondo volume.

[67]. Si ricordino le fazioni di Rayca accennate da noi nel Libro IV, cap. VII, p. 345 del secondo volume.

[68]. Si veggano gli Annali di Bari, e Lupo Protospatario, anni 1039, 1040 e 1041, in Pertz, Scriptores, tomo V, p. 56, 57.

[69]. Et vous i habitez comme la sorice qui est en lo pertus.... que sachiez que je vous menerai à homes feminines, c’est à homes comme fames, liquel demorent en moult riche et espaciouse terre. Amato, lib. II, cap. XVII, p. 43.

Cum terra sit utilitatis,

Fœmineis Græcis cur permittatur haberi?