Guglielmo di Puglia, lib. I.
[70]. Amato: Et estut li conte (il conte) xij pare à liquel ec. Cap. XVIII, p. 43. Guglielmo di Puglia... comitatus nomen honoris Quo donantur erat.
[71]. Amato, lib. II, cap. XIX, p. 44.
[72]. Et quant il oïrent ensi parler Arduyne, se consentirent à lui et font sacrement de fidelité de chascune part de paiz se la terre non avoit autre seignor que ou à cui face tribut se clame tributaire. Et en ceste regne se clame terre de demainne et se a autre seignorie se clame colonie come sont en ceste regne la terre qui a autre seignorie. Et sanz lo roy estoit seignor Arduyne et en celle part se clament colone. Amato, lib. II, cap. XIX, p. 44, 45. Il passo che ho notato in caratteri tondi è guasto al certo, e ciò che segue è nota interpolata dal traduttore, spiegando a suo modo il diritto pubblico napoletano del XIII secolo; poichè Amato non potea scrivere nell’XI le voci regno e re. Leone d’Ostia tralascia questo importantissimo fatto, e però non possiamo ristabilire il testo d’Amato. Ma il significato necessariamente è che i Melfitani non ubbidissero a feudatario e non prestassero servigi feudali, nè pagassero tributo se non che allo stato: il che dopo il conquisto normanno si chiamò in Sicilia e in Puglia: stare in demanio.
[73]. Gli avvenimenti che ristringo in questo paragrafo, dal ritorno di Ardoino in terraferma sino all’occupazione di Melfi, son tratti da Amato, lib. II, cap. XIV, segg.; Guglielmo di Puglia, lib. I, Aversam subito venit Hardoinus; Malaterra, lib. I, cap. VIII; Leone d’Ostia, lib. II, cap. LXVI; Cedreno, tomo II, p. 545 della edizione di Bonn; Annali (ossia anonimo) di Bari e Lupo Protospatario, anni 1040, 1041. Oltre le discrepanze di minor momento, se ne scorge una che occorre di notare. Amato, seguendolo Leone d’Ostia, dice che Ardoino dopo l’ingiuria di Maniace rimase al servigio bizantino, suscitò occultamente i Pugliesi, e andò ad Aversa pretestando un viaggio di devozione a Roma. Guglielmo di Puglia lo fa insultare e rivoltare a Reggio, e correr di lì dritto ad Aversa. Malaterra, con poco divario, reca l’ingiuria in Sicilia, l’aperta ribellione appena ripassato il Faro, e non parla punto degli aiuti d’Aversa. Nelle due tradizioni dunque, la prima d’Amato e Leone, la seconda di Guglielmo e Malaterra, si dà essenzialmente diverso il modo e tempo dell’ammutinamento di Ardoino con la banda normanna. Or covaron essi l’onta parecchi giorni, o parecchi mesi? Chiarironsi disertori nel novembre 1040 in Calabria, ovvero nei principii del 1041 a Melfi? Guglielmo di Puglia fin dà il numero di cinquanta soldati uccisi dai Normanni alla schiera bizantina mandata a inseguirli, quando lasciarono il campo a Reggio. Amato, all’incontro, particolareggia la dissimulazione di Ardoino: com’ei corruppe Doceano con molt’oro; come fu preposto al governo di parecchie terre in Puglia; come incominciò ad accarezzare e convitare i maggiori cittadini, a compiangere gli aggravii della dominazione greca, a promettere che farebbe opera a liberarli; come infine tolse commiato, sotto specie d’andare alle perdonanze a Roma, e andò ad Aversa.
Or dovendosi necessariamente tacciare di bugia l’una o l’altra tradizione, ammettendo anche la sincerità di chi la scrivea, le condizioni dei due cronisti e l’indole di loro opere accusano Guglielmo, anzi che Amato. Del Malaterra non parlo, il quale in questo periodo ripeteva un romanzo di casa Hauteville, tacea gli aiuti di Aversa, facea capitano dei Normanni Guglielmo Braccio di Ferro, che lo fu tre anni dopo. Quella fuga inoltre con le armi alla mano dal centro della Sicilia secondo Malaterra, e da Reggio secondo Guglielmo di Puglia, infino a Melfi, è molto men credibile che la prolungata simulazione dei Normanni e che il favor di Doceano ad Ardoino, non disertore ma guerriero ingiuriato ingiustamente da Maniace. Infine il fatto riferito da Lupo e dagli Annali Baresi, che Doceano tornava di Sicilia di novembre 1040 per domare i sollevati di Puglia, dà luogo al supposto che i Normanni passassero con le forze di Doceano e fossero da lui posti a presidio in qualche terra non lontana da Melfi. Qual maraviglia che a capo di cinquanta o sessant’anni questo cambiamento di guarnigione, com’or diremmo, si raffazzonò nelle brigate dei principi e nobili normanni alla foggia che ci rappresentano Guglielmo di Puglia, e Malaterra, esagerando il valore ed attenuando la perfidia della passata generazione?
Pertanto mi appiglio alla tradizione d’Amato e cancello quel che scrissi in contrario nel Libro IV, cap. X, p. 389 del secondo volume, seguendo Guglielmo e Malaterra e tutti gli istorici moderni che loro credettero, i quali non aveano sotto gli occhi Amato. Che se altri mi tacci di leggerezza per questo, mi spiacerà meno del ricusar testimonianza al vero una volta ch’io ne sia convinto.
[74]. Gli Annali di Bari col privilegio del «si dice» fanno montare i Greci a 18,000 e portano poco più di 2000 i Normanni; Lupo Protospatario li dice 3000. Senza esitare accetto cotesti numeri anzichè quelli dei due cronisti normanni, cioè Guglielmo di Puglia che dà 700 cavalli e 500 fanti, e Malaterra che dice tondo 500 militi da una parte e 60,000 Greci dall’altra. Al par che nelle guerre di Sicilia, convien dividere per sei la cifra dell’esercito nemico, e moltiplicare per sei quella del Normanno, quando si legga il Malaterra.
Quanto alla data, la più parte degli storici, annalisti, compilatori ed eruditi editori, non esclusi il Muratori e il De Meo, han messo l’occupazione di Melfi e la prima battaglia nel 1040. Il riscontro con fatti vicini e di data certa nella storia bizantina, ci mostra che si debba seguire piuttosto gli Annali di Bari e il Protospatario, i quali scrivono 1041. Leone d’Ostia ne fa anche espresso attestato, dicendo occupata Melfi anno Dominicæ Nativitatis MLXI, quo videlicet anno dies paschalis Sabbati ipso die festivitatis Sancti Benedicti (21 marzo) venit: e in vero la Pasqua cadde il 22 marzo nel 1041, non già nel 1040. Il Chronicon Breve Northmannicum, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 871, porta anche nel 1041 la prima occupazione della Puglia pei Normanni capitanati da Ardoino, e in marzo e maggio 1042 (dalla Incarnazione, ossia 1041 del conto comune) le due prime vittorie sopra i Greci.
[75]. Si riscontrino: Amato, lib. II, cap. XXI, segg.; Guglielmo di Puglia, lib. I, Audito reditu Michælis, sino alla fine del Libro; Malaterra, cap. IX, X; Lupo Protospatario, ed Annali di Bari, anni 1041, 1042; Leone d’Ostia, lib. II, cap. LXVI. L’ordine degli avvenimenti è uguale in tutti; le date si trovan solo in Lupo e negli Annali di Bari. Contandosi da Lupo gli anni dell’èra volgare, talvolta al modo salernitano dal 25 dicembre (Vedi Pertz, Scriptores, tomo V, p. 51), ma più sovente col periodo costantinopolitano, cioè dal 1º settembre dell’anno precedente, il settembre 1042 risponde al nostro settembre 1041, e così fino a decembre. Che in questa epoca Lupo segua tal cronologia lo provano le esaltazioni degli imperatori di Costantinopoli, le quali noi possiamo riscontrare con le date di Cedreno e degli altri Bizantini.