[76].

Pro numero comitum bit sex statuere plateas,

Atque domus comitum totidem fabricantur in urbe.

Guglielmo di Puglia, Lib. I.

[77]. Cedreno dice espressamente: Italiani delle province tra il Po e le Alpi; Amato: Et li Normant d’autre part non cessoient de querre li confin de principal pour home fort et soffisant de combatre ec. Lib. II, cap. XXIII, p. 50.

[78]. Amato, ricordata l’occupazione di Melfi nel lib. II, cap. XIX, narra nel cap. XXX il partaggio dei conquisti al conte d’Aversa e dodici altri capi normanni dei quali dà i nomi ed i territorii assegnati a ciascuno, aggiugnendo: et (à) Arduyne secont lo sacrement donnerent sa part c’est la moitié de toutes choses si come fa la covenance; il qual fatto torna al 1043. Leone d’Ostia copia Amato nel lib. II, cap. 67, con le parole: Arduino autem juxta quod sibi juraverant parte sua contradita. I nomi dei dodici oltre il conte d’Aversa son tutti normanni. I territorii assegnati son quasi tutte città vescovili in un triangolo curvilineo dal Gargano a Frigento e di lì a Monopoli, nel quale spazio rimane in vero un’altra metà di luoghi importanti da potersi supporre assegnati ad Ardoino se si conoscesse che i Normanni li aveano occupati in quel tempo.

Ma l’illustre capo non è nominato da nessun altro cronista dopo il patto di Melfi; non da Amato nè da Leone dopo quel partaggio, nè alcuno dice che gli altri territorii di Puglia, caduti poi tutti in potere dei Normanni, fossero stati tolti sia ad Ardoino sia a feudatarii italiani della sua compagnia. Il modo più plausibile di spiegar cotesto silenzio mi par di supporre la immatura morte di Ardoino e la incorporazione de’ suoi nelle compagnie normanne. Guglielmo Braccio di Ferro che veniva di Sicilia con Ardoino, è il primo dei dodici nominati nel partaggio, e nello stesso anno fu creato conte di Puglia, come or si vedrà.

[79]. Guglielmo di Puglia, Lib. I, appone questa scelta d’uno straniero a corruzione e invidia dei Normanni: Sed quia terrigenis, terreni semper honores, Invidiam pariunt ec.; ma Amato, italiano ancorchè monaco, dice: Et à ce qu’il donassent ferme cuer à li colone de la terre lo prince de Bonivent ec.

[80]. Si riscontrino: Amato, lib. II, cap. XXVII; Guglielmo di Puglia, lib. I, Nam reliqui Galli ec.; Lupo Protospatario anno 1042. Secondo Guglielmo, vi fu un principio di divisione tra i Normanni dopo la deposizione di Atenolfo, volendo alcuni ubbidire a Guaimario principe di Salerno, ed altri ad Argiro. Ei narra la esaltazione di Argiro in Bari, richiesto dal popolo, ricusante questa dignità innanzi i primarii cittadini che avea convocati nella chiesa di Sant’Apollinare, sforzato dal comun voto ed eletto principe. Sembra che il poeta voglia descrivere in qual modo fosse stato fatto duca di Puglia il cittadino al quale i Normanni aggiunsero l’autorità di capo o protettore di lor banda. Ad una elezione simultanea e comune dei Baresi e dei Normanni, ci sarebbero gravi difficoltà.

Lupo scrive: et mense februarii factus est Argyrus Barensis princeps et dux Italiæ; ma non dice da chi. Il certo è che Bari in questo tempo era ribelle, nè tornò all’ubbidienza dei Greci se non che il 1043.