[81]. Amato, lib. II, cap. XXVII. Secondo il Protospatario questo assedio cominciò in agosto 1042, e durò un mese.

[82]. Si riscontrino: Amato, lib. II, cap. XXVII, XXVIII; Guglielmo di Puglia in fine del primo e in principio del secondo libro; Leone d’Ostia, lib. II, cap. 66; Lupo Protospatario, anni 1042, 1043 e 1046, nell’ultimo dei quali si nota che Argiro andò a Costantinopoli e quella corte richiamò a Bari tutti gli esuli. Non potendo dunque strappare la Puglia ai Normanni con la forza, gli imperatori d’Oriente cedeano ai voti dei popoli, salvo ad aggravar di nuovo la mano quando lo potessero.

[83]. Si riscontrino: Amato, lib. II, cap. XXVII, segg.; Guglielmo di Puglia, lib. II dal principio; Lupo Protospatario, anni 1042 a 1053; Leone d’Ostia, lib. II, cap. 66.

[84]. Guglielmo di Puglia, lib. I: Multa per hoc tempus sibi promittente Salerni, e segg.

[85]. Amato, lib. II, cap. XXVIII a XXX; Leone d’Ostia, lib. II, cap. 66. Le tredici città assegnate, in Capitanata, Terra di Bari e Principato ulteriore, son oggi tutte vescovili, e metà l’era anche avanti l’XI secolo. Si ricordi ciò che avvertii su questo partaggio nella nota 2, p. 34.

[86]. Così dovea seguire necessariamente, ancorchè poche vestigia rimangano di quel primo abbozzo della feudalità normanna. Di certo si vede che nei principii alcune terre furono soggiogate per forza o per accordi; altre, quasi confederate, ritennero governo municipale pagando soltanto un tributo o contribuzione federale, che forse rimase in comune per supplire al mantenimento dell’esercito. In fatti Guglielmo di Puglia, supponendo bene o male un partaggio avanti la occupazione di Melfi, scrive, lib. I:

...... undique terras

Divisere sibi ni sors inimica repugnet.

Singula proponunt loca quæ contingere sorte

Cuique duci debent et quæque tributa locorum.