[93]. Si riscontrino Amato, Guglielmo di Puglia e gli altri contemporanei citati di sopra. M. Gauttier d’Arc, op. cit., lib. I, cap. V, p. 141, sostiene che Drogone ebbe da Arrigo III titol di duca; ma il passo ch’egli allega di Ermanno Contratto è dubbio, e il diploma a nome di Drogone per lo meno è erroneo, come dato il 1053. Drogone era stato pugnalato in agosto 1051.

[94]. Si veggano le autorità citate da Augustin Thierry, Hist. de la Conquéte d’Angleterre, lib. III, anni 1048 a 1065.

[95]. Si riscontri Ermanno Contratto presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 132: Indigentes bello premere, injustum dominatum invadere, hæredibus legitimis castella, prædia, villas, domus, uxores etiam quibus libuit vi auferre, res ecclesiasticas diripere ec. Arnolfo, Gesta episcoporum Mediolan., presso Pertz, Scriptores, tomo X, p. 10, 11, similmente dice i Normanni a poco a poco ingrossati in Puglia, divenuti più crudeli dei Greci e più feroci dei Saraceni. Anche ad Amato scappa di bocca qualche lagnanza quando si tratta di Monte Cassino, lib. II, cap. XLI. E lo stesso Guglielmo di Puglia, accennando alle pratiche con papa Leone, accerta che Argiro Veris commiscens fallacia mittit ec. Tralascio tante altre testimonianze, perchè superflue, ovvero sospette, come per esempio quella d’Anna Comnena.

Ferrari nostro, nella Histoire des Révolutions d’Italie, tomo I, p. 344, segg., crede calunniati i Normanni dall’umor di reazione unitaria che allor si scatenò contro la rivoluzione federale dei vescovi. Ancorchè io non osi, senza più lungo studio, negar nè accettare le nuove spiegazioni della storia patria che vien proponendo quell’alto ingegno, parmi pure di prestar fede alle precise affermazioni dei cronisti, che d’altronde si accordano con lo esempio di tutti i conquistatori o dominatori stranieri. Il fatto dei soprusi e quel della reazione non sono per altro incompatibili; e certo è che i Normanni, se servirono una rivoluzione italiana, la voltarono ad utile e comodo proprio.

[96]. Epistola di Leone IX a Costantino Monomaco, presso Labbe, Concilia, tomo IX, p. 983. Il papa dice a chiare note voler recuperare il patrimonio della Chiesa romana, voler porre accordo tra i due imperatori che son le due braccia della Chiesa ec. Non occorrono citazioni per gli altri fatti che sono notissimi, e dei miei giudizii può giudicare il lettore senza altre autorità. Ho tolto il pretesto della difesa dei poveri da Amato, il quale, lib. III, cap. XVI, XVII, tra le rimostranze di Leone IX ai Normanni, scrive: Et quant cil de Bonivent oïrent tant de perfetion et de sanctitè de lo pape, chacerent lo prince et soumistrent soi à la fidelitè soe, eaux et la citè. Come ognun sa, Leone avea già scroccata Benevento al devoto Arrigo II, in cambio dei diritti su la Chiesa di Bamberg.

[97]. Chronicon Breve Northmannicum, presso Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 278, anni 1045 a 1052.

[98]. Amato, lib. II, cap. XLV; e III, cap. VII. Si confronti con gli altri cronisti ch’è inutile citare partitamente. Secondo Malaterra il castello fu quel di Scrible in Val di Crati.

[99]. Si confrontino: Amato, lib. III; Guglielmo di Puglia, lib. II; Lupo Protospatario, anno 1053; Malaterra, lib. I, cap. XII a XV; Leone d’Ostia, lib. II, cap. 84; Ermanno Contratto presso Pertz, Scriptores, tomo V, p. 132.

[100]. Nè Amato, nè Guglielmo di Puglia, nè Leone d’Ostia, nè alcun altro cronista narrano questa concessione, fuorchè il Malaterra nel quale leggiamo: Quorum (Normannorum) legitimam benevolentiam Apostolicus gratanter suscipiens, de offensis indulgentiam et benedictionem contulit et omnem terram quam pervaserant et quam ulterius versus Calabriam et Siciliam lucrari possent, de Sancto Petro hæreditati feudo sibi et hæredibus suis possidendam concessit, circa annos 1052. È anacronismo col 1059, e sbaglio di nome di Leone IX con Niccolò II; o il conte Ruggiero, autor vero della tradizione, sapendo dai fratelli le proposizioni che fecero allora i Normanni e qualche vaga promessa del papa prigione, le costruiva dopo mezzo secolo, a disegno o per incerta memoria, in espresso atto d’investitura. Si avverta che Amato, lib. III, cap. XXXVI, fa menzione della profferta dei Normanni avanti la battaglia di ricevere l’investitura e pagar censo: come avrebbe dunque passato sotto silenzio che il papa prigione l’assentiva? Non fo caso qui della Cronica di Roberto Guiscardo, ch’è opera della metà del XII secolo. E mi par che la epistola di Leone IX che citerò nella nota seguente distrugga al tutto il racconto di Malaterra.

[101]. Epistola di Leone IX a Costantino Monomaco presso Labbe, Concilia, tomo IX, p. 981, segg. Ancorchè non vi sia data, si dee porre tra il 18 giugno 1053 e il 19 aprile 1054, giorno della morte del papa; perchè la battaglia di Civita vi è indicata in modo non equivoco; nè si può ammettere l’opinione del Saint-Marc, Abrégé chronologique, tomo III, Parte I, p. 170, segg., che riferisce questo scritto al 1051, supponendo gratuitamente un’altra zuffa dei Normanni con soldatesche del papa. Tronca ogni dubbio Wiberto arcidiacono di Toul, il quale nell’agiografia di Leone IX, lib. II, cap. VI, presso i Bollandisti, 19 aprile, tomo II di quel mese, p. 663, inserisce uno squarcio della stessa epistola per narrare, com’egli dice, con le propie parole del papa, lo scontro di Civitatula. Aggiugne del suo i fatti che conosciamo dopo la battaglia: l’andata a Benevento e indi a Roma, fino alla morte di Leone. Amato, lib. III, cap. XXXIX, scrive: Et o la favor de li Normant torna à Rome à li X mois puis que avoit esté la bataille.