[102]. Amato, lib. III, cap. XLVI e XLVII. Stefano IX esaltato il 2 agosto 1057, morì il 29 marzo 1058. Amato narra ch’egli avea gettato le mani sul tesoro di Monte Cassino, per far guerra ai Normanni.
[103]. Guglielmo di Puglia, lib. II; Malaterra, lib. I, cap. XV. Da un altro canto Amato, lib. III, cap. XLII, segg., racconta le molestie che recavano nel principato di Salerno Unfredo, il fratello Guglielmo e Riccardo d’Aversa.
[104]. Malaterra, l. c. Amato, che in questo periodo tocca più brevemente le cose di Puglia, accenna verso il 1054 la venuta di Malgerio, Goffredo, Guglielmo e Ruggiero fratelli del conte Unfredo. Questo Guglielmo era figliuolo di Tancredi per la seconda moglie Fredesenda.
[105]. I contemporanei riferiscon questo fatto a pezzi; ciascuno il suo. Amato, lib. IV, cap. II, scrive che alla morte d’Unfredo: Robert son frere rechut l’onor de la conté et la cure de estre conte. Guglielmo di Puglia, lib. II, accenna l’oficio lasciato a Roberto come tutore del figliuolo coi versi: Rector terrarum sit eo moriente ec. Malaterra non parla di tutela, ma precisamente dice, lib. I, cap. XVIII, che Roberto susceptusque a patria primatibus, omnium dominus et comes in loco fratris efficitur.
[106]. I due fatti della mutazione del titolo di conte in duca e dell’omaggio feudale a Roma si cavano da queste autorità:
Amato, lib. IV, cap. III, narrata la occupazione di Reggio, continua: Et pour ce Robert sailli en plus grand estat qu’il non se clame plus conte, més se clamoit duc. Non fa motto del concilio di Melfi nè dell’investitura.
Malaterra che attribuì, come dicemmo, p. 43 in nota, la concessione feudale a Leone IX in favor di Unfredo, non tocca nè punto nè poco l’abboccamento di Melfi, ma nel lib. I, cap. XXXV, dopo la occupazione di Reggio il 1060, aggiugne: Igitur Robertus Guiscardus, accepta urbe, diuturni sui desiderii compos effectus, cum triumphali gloria dux efficitur.
Lupo Protospatario confonde i due fatti nel 1056 scrivendo: Et Unfredo obiit et Robertus frater ejus factus est dux; sul qual passo notava l’erudito Camillo Pellegrino che anche Drogone e Unfredo s’erano intitolati in lor diplomi or comes or dux.
La Cronica di Roberto Wiscardo (Anonimo del Caruso e Anonimo Vaticano del Muratori) tace i patti di Melfi e l’assunzione al ducato, riferendosi come Malaterra alla concessione di Leone IX che limita e particolareggia così: Discrete ac subtiliter utilitati Sanctæ Ecclesiæ prævidens, totam Apuliam atque Calabriam a finibus Guarnerii usque ad Farum comiti Humfredo et suis successoribus, nequaquam coactus in aliquo sed sola spontanea voluntate et suorum consilio Cardinalium, regendas semperque possidendas permisit. Si confronti la traduzione francese nello stesso volume di Amato, pag. 275, 276.
Guglielmo di Puglia, lib. II, narrato il Concilio di Melfi, ripiglia: