[119]. De rebus Siculis, Deca II, lib. VII, cap. I. Il Fazello, ch’era pure stato in Messina ed avea frugato quelle Biblioteche, si riferisce a tradizione orale (ducta per manus fama) pei nomi dei congiurati. Non accenna l’origine della narrazione, e la intreccia, senza citazioni, con quella di Malaterra.
[120]. Questo fatto si trova per lo primo nella Ystoire de li Normant pubblicata il 1835, se non che M. Gauttier d’Arc l’avea accennata fin dal 1830 nella sua compilazione, p. 219. Si avverta intanto che Amato parla qui e altrove (p. 148, 153, 159, 194) di un Goffredo Ridelle o Rindelle, mentre M. Gauttier d’Arc, l. c., seguito da M. Champollion (p. 342, nota) suppon che si tratti di un Goffredo fratello di Roberto e soprannominato Ridelle. Ma questa identità dei due Goffredi sembra supposta senza fondamento. Il Malaterra, lib. I, cap. IV, e quel ch’è più Amato stesso p. 94, dicono di Goffredo fratel di Ruggiero, senza far cenno del soprannome; e il Goffredo Rindelle quante fiate comparisce nella storia d’Amato, sembra piuttosto condottiero fidatissimo, che fratello di Roberto, il quale diffidava sopratutto dei fratelli.
[121]. Il Malaterra non fa menzione che di due regoli. La divisione della Sicilia musulmana in quattro stati si seppe per lo primo dagli estratti di Nowairi pubblicati il 1790; e di tre stati si facea menzione negli estratti di Abulfeda e Scehab-ed-din-Omari, noti in Sicilia per opera di D’Amico nei principii del XVII secolo, cioè una cinquantina d’anni dopo la pubblicazione della Storia di Maurolico. Pertanto i cinque regoli mori e i confini che loro assegna la cronica si debbono riferire a tradizione genuina in fondo, corrotta nei particolari. Nulla si oppone a ciò che un Raxdis (Rascid) fosse stato governatore di Messina.
[122]. Roberto andò all’assedio di Reggio quando si cominciava la mèsse, e se ne tornò a svernare in Puglia con Ruggiero dopo la scorreria in Sicilia. Malaterra, lib. I cap. XXXV; e lib. II, cap. II. Contando circa due mesi per l’assedio di Reggio si viene al settembre. La Breve istoria, facendo cominciar la congiura il 6 agosto, ci conduce alla stessa data.
[123]. «Hæc secum animo revolvens, eorum ad quæ animum intendebat, non tardus executor,» scrive il Malaterra. La quale fretta si riscontra bene con la promessa di venire a Messina entro una settimana, che leggiamo nella Breve istoria. Questa, come ognun vede, confonde in uno solo i tre assalti di Ruggiero; il che è naturalissimo in una tradizione orale.
[124]. Sessanta militi, scrive il Malaterra. Il numero si dee moltiplicare almeno per tre; poichè ogni cavaliere, nel medio evo avea seco ordinariamente due o più uomini armati e montati a cavallo.
[125]. Conf. Malaterra, lib. II, cap. I, e Anonimo, versione francese (Chronique de Robert Viscart), lib. I, cap. XIII, e testo presso il Caruso, Bibliotheca Sicula p. 837.
[126]. Malaterra, lib. II, cap. II, il quale, per mancanza di ragguagli precisi o per dissimulazione, parla vagamente di faccende che dovesse compiere il duca in Puglia durante l’inverno 1060-1061. Noi le sappiamo da Amato, lib. IV, cap. III, e lib. V, cap. IV, VI, VII, ed anche un po’ da Guglielmo di Puglia, lib. II, «Morti tradendum ec.» Preso da Roberto il titolo di duca, e cominciato a mutare l’autorità di capo federale in signor feudale, cospirarono contr’esso Balalardo suo nipote, Gazolin de la Blace, Ami figlio d’un Gualtiero, e un Goffredo, sovvenuti di danari dall’imperatore bizantino, al quale prometteano rendere il paese. Roberto tornato da Reggio li oppresse con le armi; indi assediò ed ebbe a patti Troia, municipio bizantino. Amato pone appunto dopo la resa di Troia la pratica del duca con Ibn-Thimna.
[127]. I cronisti arabi che citammo nel Libro IV, cap. XV, p. 552 del 2º volume affermano avere Ibn-Thimna condotta la pratica con Ruggiero a Mileto, nè parlan d’altri; Amato lib. V, cap. VIII, dice col solo Roberto a Reggio; Malaterra, lib. II, cap. III, IV, nella stessa città col solo Ruggiero. Parmi evidente che v’ebbero almeno due abboccamenti: Roberto non venne a Reggio che per ultimare la cosa con Ibn-Thimna; ma questi s’era rivolto dapprima a Ruggiero, il quale non soggiornava per certo a Reggio, città del fratello, tra il quale e lui i sospetti non posavano giammai. D’altronde il nome di Mileto dato dai soli Arabi è di moltissimo peso, accennando il fatto più notevole di lor tradizione, sì notevole che diè origine ad un errore retrospettivo che facea Mileto capitale del re franco Baldovino, conquistatore dell’Italia meridionale, cioè Otone II. Si vegga il Libro IV, cap. VI di questa istoria, vol. 2º, p. 328, nota 1. E Mileto appunto è nominata nella Breve istoria della liberazione di Messina che citammo poc’anzi.
[128]. Tutta l’isola, dicono gli annalisti arabi.