[169]. Malaterra, libro II, capitolo XVI.
[170]. Amato, lib. V, capitolo XXII.
[171]. Malaterra, libro II, capitolo XVI, Guedeta, dice il cronista, e aggiugne che significhi flumen paludis. Il nome arabico Wadi-el-tin il quale si trova scritto Lo dictaino in un privilegio del conte Ruggiero, dato il 1004 presso Pirro, Sicilia Sacra, pag. 1011, precisamente suona: il fiume del Fango. S’ignora il sito di queste grotte di San Felice, le quali potrebbero per avventura esser le «Quaranta Grotte» espugnate dai Musulmani nell’841, le quali sembran parimenti vicine a Castrogiovanni, abitate e difendevoli. Si vegga il nostro Libro II, capitolo V, pag. 310 del 1º volume.
[172]. Malaterra, libro II, capitolo XVII, si contenta di dare ai Normanni 700 uomini, ed ai nemici 13,000; e l’Anonimo presso Caruso p. 838 e nella traduzione francese, libro I, capitolo XIV, copia tali cifre aggiugnendo che nell’una come nell’altra si comprendessero i fanti. Amato, libro V, capitolo XXIII, copiato da Leone d’Ostia, libro III, capitolo XLV, scocca l’iperbole dei 13,000 cavalli e 100,000 fanti Musulmani; ma lascia a Roberto i 1000 cavalli e 1000 fanti ch’avea rassegnati in Messina. È notevole che Ibn-Khaldûn, traduzione francese di M. Des Vergers, p. 183, trascrivendo quasi da Ibn-el-Athir il brevissimo cenno di questa battaglia, vi aggiugne che Ruggiero avesse 700 uomini: e potrebbe essere appunto la tradizione normanna, intesa in Palermo nel XII secolo da Ibn-Sceddâd, la cui compilazione ci manca. Per altro non sembra inverosimile che le mille lance noverate da Roberto a Messina, fossero ridotte dinanzi Castrogiovanni a 700, per malattie, morti e presidii, lasciati di certo per assicurare la ritirata sopra cento e più miglia da Castrogiovanni a Paternò, Maniace, Frazzanò e Messina. I 700 poi potrebbero essere i soli militi senza contarvi gli uomini d’arme di ciascuno. In ultimo la critica ci conduce a rigettare con le altre fole le schiere affricane dell’esercito. L’Affrica propria a quel tempo si travagliava nella irruzione degli Arabi d’oltre Nilo. E forse i narratori cristiani riportavano indietro al 1061, gli aiuti dei principi Ziriti del 1063, o contavano come «aiuti d’Affrica» qualche drappello di schiavi negri, di Berberi ec. al servigio dei Musulmani di Sicilia.
[173]. S. Matteo, XVII. 20.
[174]. Conf. Amato, libro V, capitolo XXIII; Malaterra, libro II, capitolo XVII; Anonimo presso Caruso p. 838 e nella traduzione francese, libro I, capitolo XIV, Leone d’Ostia, libro III, capitolo XLV, Fra Corrado presso Caruso, tomo I, p. 47. Ibn-al-Athir nella Biblioteca Arabo Sicula p. 276; Nowairi, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 25; Ibn-Khaldûn, traduzione di M. de Vergers, p. 183. I quali annalisti arabi fan cenno appena della sconfitta.
[175]. Conf. Malaterra e l’Anonimo, l. c.
[176]. Amato, l. c.
[177]. Conf. Malaterra e l’Anonimo, l. c.
[178]. O les bras ploies et la teste enclinée de toutes pars venent li Cayte et aportent domps et ferment pais avec lo duc et se soumetent à lui et lor cités. Amato, l. c. Questo fatto che non si legge punto in Malaterra, va ridotto ai termini di tregue chieste per una stagione ed accordate a prezzo. A creder pienamente il cronista, la Sicilia si sarebbe arresa a Roberto, nè allor si comprenderebbe perch’egli se ne tornasse in Calabria lasciando presidio appena a San Marco ed a Messina.