[189]. «Mandato Bettumeno, in sua fidelitate, a Catania, che gli apparteneva ec.» scrive Malaterra, l. c. Con Catania andava di certo Siracusa, antico stato d’Ibn-Thimna, e i distretti.

[190]. Amato, libro V, capitolo XXV, lo dice espressamente. Sembra mero patto di difesa da una parte e tributo dall’altra; patto fors’anco temporaneo senza indole nè forma di omaggio feudale.

[191]. Veggasi il Libro IV, capitolo XII, p. 419, del 2º volume.

[192]. Si vegga il nostro Lib. IV, cap. XV, p. 547, 548, del 2º volume. I fatti qui accennati si ritraggono da Ibn-el-Athir, testo, anni 442, 448, 453, 455, 457, tomo IX e X, della edizione di Tornberg; Baiân-el-Moghrib, testo, tomo I, p. 308 a 312; Nowairi, Storia d’Affrica, MS. arabo di Parigi, ancien fonds 702, fol. 39, verso a 42 verso; Tigiani, Rehela, traduzione di M. Alph. Rousseau, nel Journal Asiatique d’agosto 1852, p. 109, febbraio 1853, p. 185 segg.

[193]. Ecco le parole d’Ibn-el-Athir, Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 276, copiate con poco divario da Abulfeda, anno 484, Nowairi e Ibn-Abi-Dinâr, op. cit., p. 414, 447, 534. «Assediato in Castrogiovanni, Ibn-Hawwasci uscì a combattere; ma rotto dai Franchi si ritrasse nella fortezza: quelli cavalcarono per la Sicilia e s’impadronirono di molti luoghi. Allora lasciavan l’isola non pochi dotti e onesti uomini. Alcuni dei quali andarono appo Moezz-ibn-Badis esponendogli la condizione del paese, le discordie del popolo musulmano, il territorio in parte occupato dai Franchi; onde Moezz allestita una grossa armata e imbarcati fanti e munizioni, la fece salpare ch’era d’inverno. Alla Pantellaria, surta una tempesta, la più parte annegò; pochissimi si salvarono; la perdita del quale navilio indebolì molto Moezz, e rincorò gli Arabi sì che gli tolsero l’Affrica.» Sendo morto Moezz il 24 sciàban 454 (Bayan el Maghrib, tomo I, p. 308) ossia il 31 agosto 1062, la spedizione va posta nell’inverno precedente, cioè pochi mesi dopo la battaglia di Castrogiovanni della quale sappiamo la data dagli scrittori cristiani, sì che possiamo così correggere i musulmani citati di sopra a p. 74, i quali la pongono nel 444 (1053). Gli autori arabi, per effetto dell’anacronismo loro di otto anni, noverano questo naufragio tra le cause del facile conquisto degli Arabi d’oltre Nilo sopra l’Affrica, il quale era compiuto innanzi il 1061, come s’è notato in altro luogo.

[194]. Cristiani vero provinciarum, sibi cum maxima lætitia occurrentes in multis obsecuti sunt. Malaterra. La designazione geografica è vaga quanto la misura dell’obbedienza, e l’una e l’altra torna al concetto ch’io esprimo nel testo. Si tenga anco a mente che provincia nella latinità del medio evo spesso ha il mero significato di campagna o contado.

[195]. Veggasi il lib. III, cap. III. e lib. V, cap. XI, vol. II, pag. 255 e 397.

[196]. Conf. Malaterra, lib. II, cap. XVIII, e l’Anonimo presso Caruso, Bibliotheca Sicula, p. 838 e lib. I, cap. XV, della versione francese. Ho tolto dal primo il numero dei militi di Ruggiero. Il testo latino dell’anonimo ha 50, e la versione francese 200.

Il Fazzello, deca I, lib. X, cap. 1, scrive che il contado di Traina fosse popolato di cristiani, tenendo la città i Saraceni; che Ruggiero si fosse consigliato coi primi ed avesse ai conforti loro espugnata la città e fondata nei dintorni la badia di Sant’Elia, la quale addimandò d’Eubulo dal buon consiglio che gli venne in quel luogo. Ei cita in principio un privilegio greco del conte, senza indicarne la data; ma evidentemente gli è quello del 6602 (1094 dell’èra volgare) di cui Rocco Pirro, pag. 1011, dà una pessima versione latina, nella quale il nome è scritto De Ambula, nè si fa allusione a consiglio di sorta de’ Cristiani, nè a voto del conte, anzi questi non esercita altra liberalità che di concedere al Logoteta Giovanni il terreno per fondare un monastero. La citazione dunque del Fazzello va ristretta al fatto del contado abitato da cristiani, ed in questi limiti bene sta, occorrendo nomi greci e latini tra i villani donati dal conte al monastero. Il rimanente della tradizione non ha documento che il provi, nè se ne scorge vestigio nelle cronache. Donde sembra che il Fazzello l’abbia supposto dalla significazione ch’egli credea trovar nel nome d’Ambola, Embula, Eboli, e secondo lui Eubulo, e dal sapere vicine alcune popolazioni musulmane, come si vedrà nel seguito di questo capitolo. L’espressa testimonianza del Malaterra non permette così fatto supposto.

Nè ha origine contemporanea la favola (Pirro l. c.; De Ciocchis, Sacrae Regiae Visitationis, tom. II, p 642) che il Profeta Elia, comparso a Ruggiero, con una spada in mano, lo confortasse all’impresa.